17 gennaio

Assassinio nei Balcani

«L’assassinio del leader dell’ala moderata della minoranza serba nel Kosovo, Oliver Ivanovic, accende gravi tensioni tra la Serbia e il Kosovo stesso. Il caso ha spinto Belgrado a rompere i negoziati bilaterali che erano appena ripresi a Bruxelles sotto gli auspici della Ue». Così Andrea Tarquini sulla Repubblica di oggi.

Oliver Ivanovic «era una figura chiave nel panorama dei Balcani», spiega ancora Tarquini, dal momento che «era la voce del dialogo nella comunità serba in Kosovo».

Al di là della cronaca nera, questo assassinio ripiomba i Balcani nel buio. Da quando è finita la guerra nell’ex Jugoslavia, la minoranza serba rimasta nel Kosovo, ormai indipendente da Belgrado, è stata fatta oggetto di discriminazioni e violenze. Tra le inascoltate proteste della Serbia, dal momento che su essa pesa il marchio infamante, al di là della sua veridicità, di Paese aggressore ed autore di pulizie etniche.

Questo assassinio è un colpo durissimo anche per l’Unione europea, alla quale, dalla Grande Guerra, non porta bene la tensione nei Balcani. D’altronde non è un caso che il primo conflitto del dopoguerra consumato nel Vecchio Continente sia scoppiato proprio in quest’area.

Occorre spegnere subito un possibile focolaio d’incendio. Peraltro l’Europa non può permettersi di essere stretta tra due aree di altissima tensione; non può cioè permettersi che alla latente conflittualità che la morde all’Est, con epicentro l’Ucraina, si sommi una conflittualità meridionale, con epicentro il Kosovo. Due faglie difficilmente gestibili, in grado di provocare ondate telluriche in tutto il Continente.

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