15 gennaio

Duccio, Fuga in Egitto

Tra le scene dipinte nelle predelle della Maestà di Duccio da Boninsegna, una delle più belle è quella della Fuga in Egitto: una scena che ben si addice a questo periodo che segue da presso il Natale.

Duccio allinea con grande equilibrio due sequenze di questo episodio evangelico: a sinistra si vede Giuseppe che dorme, visitato dall’angelo che lo avverte del pericolo e della necessità di portar via Maria e Gesù dalle mire di Erode.

A destra si vede la sacra Famiglia in cammino verso l’Egitto, guidata sempre da un angelo che li precede e le indica la strada..

È una scena meravigliosa, che Duccio scandisce con una dolcezza tutta musicale: prima ancora di leggere quel che ci viene raccontato, i nostri occhi sono come conquistati dal ritmo con cui Duccio fa procedere le figure e con cui le relaziona a quel contesto.

È una rappresentazione che ci assorbe, come se Duccio volesse non tanto farci vedere ma farci “sperimentare” la densità umana di quel momento.

Intendiamoci, ci sono dettagli meravigliosi, come quello del sonno di Giuseppe, così profondo e così giusto, in quel suo star raggomitolato dentro il mantello per proteggersi dal freddo.

Più avanti vediamo sempre Giuseppe, che cammina dietro l’asino con Maria e Gesù e che, mentre cammina, parla con la sua sposa, la quale non a caso si volta indietro in posizione di ascolto: è un dettaglio che parla di normalità quotidiana, di una familiarità di relazioni che scavalcano la formalità dei rispettivi ruoli.

Con Duccio la narrazione si adagia alla sostanza, per cui possiamo capire il senso di quel che sta accadendo anche se non sapessimo nulla dei fatti: si percepisce subito la solerzia protettiva del padre, la tenerezza della madre. Eppure stanno scappando.

Sono migranti, come i migranti del nostro tempo: in fuga dalla loro terra, senza saper nulla della terra in cui arriveranno. Stanno anche attraversando un deserto, come si vede dal paesaggio scarno scavato sullo sfondo.

Com’è possibile allora che nella narrazione di una circostanza come questa, Duccio riesca a far prevalere invece una dimensione opposta di calma, di dolcezza e di tranquilla familiarità?

La risposta è semplice, e Duccio la rende con questo movimento orizzontale, scandito, nel ritmo, anche dalle palme, messe in simmetrica corrispondenza delle figure, come aveva notato, in una pagina di commossa intensità, il grande storico dell’arte Cesare Brandi.

La risposta è una sola. Duccio ha capito che il senso di questa pagina del Vangelo sta tutto in una parola: seguire. Giuseppe e Maria seguono, anche nel loro percorso fisico. Seguono, cioè si affidano. La pittura di Duccio racconta, prima che la dinamica di fatti, l’esperienza dolce e pacificante di questo seguire.

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