3 gennaio

Segnali di pace in Corea e Colombia

In un mondo attraversato da ondate di destabilizzazione più o meno intense, val la pena accennare, in questo inizio d’anno, come piccoli segnali in controtendenza, a due eventi. E che riguardano la crisi coreana, che ha conseguenze globali, e la più circoscritta conflittualità colombiana, che dura da tempo.

Nella penisola coreana i due contendenti sono tornati a dialogare. E grazie a un’inaspettata apertura del presidente nordcoreano Kim Jong-un. Nel suo discorso di inizio anno, infatti, ha auspicato il successo delle Olimpiadi che avranno luogo nella Corea del Sud nel 2018, aggiungendo che esse possono essere occasione di pace.

Ha infatti ha affermato che «Il Nord e il Sud devono lavorare insieme per alleviare le tensioni […] per trovare la pace e la stabilità».

Un invito che è stato repentinamente accolto dalla Corea del Sud. Il portavoce del presidente ha infatti ribadito l’importanza delle Olimpiadi come un’occasione significativa per favorire «la pace e l’armonia della Penisola coreana e dell’Asia nordorientale, come anche del mondo».

Inoltre il ministro dell’Unificazione si è precipitato a preparare un incontro tra le delegazioni dei rispettivi Paesi, che dovrebbe svolgersi in una località posta al confine tra i due Stati.

Al di là dei negoziati “olimpici”, val la pena accennare al fatto che, nel suo discorso di inizio anno, Kim Jong-un ha voluto ribadire le solite accuse agli Stati Uniti, che asserisce vorrebbero attaccare il suo Paese.

Ed ha esaltato la deterrenza acquisita in questi anni da Pyongyang contro tale eventualità, dato che ormai è in grado di colpire l’intero territorio nemico. Gli basta, ha detto, premere l’apposito pulsante posto proprio sul suo tavolo.

Eppure, accanto alle dichiarazioni aggressive (non «minacce ma realtà» ha specificato), il presidente nordcoreano ha affermato che il 2017 è stato un anno importante perché ha visto «la realizzazione storica del completamento delle nostre capacità nucleari».

Parole che appaiono significative: prese alla lettera vuol dire che ormai non c’è bisogno di altri test nucleari, che in questi anni gli Stati Uniti hanno additato, non del tutto a torto, come aperte provocazioni alla pace regionale e globale.

Il discorso di Kim Jong-un ha innescato la solita reazione di Donald Trump, che ha replicato che il suo pulsante nucleare è «più grosso» dell’altrui. Una risposta dichiaratamente a doppio senso, che fa apparire la replica del tycoon presidenziale meno minacciosa di quanto appaia.

Insomma, segnali di pace dalla Corea. Come segnali di pace vengono dalla Colombia, come accennato all’inizio della nota.

Qui il movimento guerrigliero dell’Eln (esercito di liberazione nazionale) si è detto intenzionato a seguire le orme delle Farc, altro movimento armato ribelle, per giungere a una riconciliazione con il governo di Bogotà.

I dirigenti dell’Eln hanno procrastinato a data da destinarsi l’armistizio che avrebbe dovuto scadere il 9 gennaio e hanno comunicato la loro volontà di abbandonare le armi. I colloqui con il delegati del governo proseguono a Quito. Sono complessi, ma sembrano ben indirizzati.

Segnali in controtendenza, appunto. Ne diamo notizia anche per augurare un buon anno, seppur in ritardo, a tutti i nostri lettori.

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