29 dicembre

Gli attentati di San Pietroburgo e Kabul

Un nuovo attentato ieri nel tormentato Afghanistan: 40 le vittime di una serie di esplosioni che hanno preso di mira un centro culturale islamico sciita a Kabul.

A colpire stavolta è la sezione afghana dell’Isis che si fa chiamare Stato islamico del Khorasan, non i Taliban legati ad al Qaeda, che pure infesta il Paese.

Sulla Repubblica di oggi, Giampaolo Cadalanu spiega l’attacco come parte di un confronto tra l’Isis e al Qaeda. La strategia sanguinaria dell’Isis, secondo il cronista, mira a «polarizzare le divisioni religiose, con l’idea di provocare la repressione e costringere anche i sunniti “moderati” a fare scelte radicali».

Insomma vuole provocare anche qui, come altrove nel mondo arabo, un confronto tra sciiti e sunniti.

L’ulteriore scopo di questo attacco, secondo Cadalanu «è insieme strategico e tattico. Attacchi così aperti e sanguinari, nel pieno della capitale, sono destinati a lanciare un segnale di vitalità, prezioso nel duello tra Isis e Taliban per l’egemonia della jihad».

Accenni interessanti quelli del cronista di Repubblica, ai quali va pur aggiunto che per l’Isis, persa la presa su Siria e Iraq, si tratta di trovare nuovi sbocchi alle sue oscure manovre.

Non solo scatenare un confronto tra sciiti e sunniti, ma anche creare destabilizzazione, terreno ideale per il reclutamento e l’operatività del Terrore.

Peraltro l’Afghanistan è un’area cruciale per le manovre dell’Isis, perché si trova a ridosso delle frontiere russe e cinesi, che l’Agenzia intende colpire in profondità dal momento che Mosca rappresenta un suo nemico esistenziale e fa asse con Pechino nella geopolitica globale.

L’Afghanistan si presta in maniera perfetta alla proiezione dell’Isis contro le due potenze, dal momento che rappresenta il cuore del Grande Gioco asiatico, come da definizione di Kipling.

Che la Russia sia nel mirino dell’Agenzia del Terrore lo dimostra l’attentato, avvenuto il giorno precedente la strage afghana, che ha colpito la città russa di San Pietroburgo.

Non solo: con il duplice attentato russo-afghano si è voluto replicare allo scacco subito alcuni giorni fa, quando Putin ha pubblicamente ringraziato la Cia (vedi Piccolenote) per aver fornito alla Russia informazioni che hanno permesso di sventare un attentato di grandi proporzioni proprio a San Pietroburgo.

In risposta, il giorno dopo l’Isis colpì un centro nevralgico dei servizi afghani, organizzati dall’intelligence americana, da cui presumibilmente era partita la soffiata.

L’Isis, dopo aver portato l’attacco a San Pietroburgo due giorni fa, ribadendo così di essere in grado di colpire la città natale di Putin (che corre per essere riconfermato alla presidenza), il giorno dopo ha preso di mira l’Afghanistan, per ribadire che non saranno tollerate altre interferenze.

Tale il collegamento e l’ulteriore significato simbolico dei due attentati ravvicinati avvenuti in questi giorni.

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