14 dicembre

Di unioni irregolari e sacramenti

La questione dei divorziati che vivono una nuova unione registra un nuovo atto formale. Una missiva inviata al Papa da Sergio Alfredo Fenoy, delegato della regione pastorale di Buenos Aires, sul tema, è stata pubblicata sugli Acta Apostolicae Sedis, assumendo di fatto valore di Magistero, anche se in una forma alquanto inconsueta.

D’altronde è più che probabile che il mittente, dato il suo incardinamento nella diocesi di Buenos Aires, abbia scritto in piena sintonia con l’ex arcivescovo di quella diocesi lontana.

Tema quantomai controverso, questo, dal momento che ha suscitato dubbi che sono stati formalizzati al Papa in forma di missiva da alcuni cardinali che hanno dato voce a perplessità diffuse.

La missiva di Fenoy riprende esortazioni di Francesco che spiegava come la Chiesa debba «aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia “immeritata, incondizionata e gratuita”. Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo! Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino».

Un cenno ad ampio respiro, che può esser di conforto per tanti e in tante situazioni. Quanto alla misericordia immeritata, è semplice riproposizione della dottrina, che vuole che il Signore «salvando, salvas gratis», ché anche i meriti personali non sono altro che frutto della grazia divina.

Detto questo, val la pena sottolineare che la missiva riprende le preoccupazioni diffuse, spiegando che occorre «evitare di estendere questa possibilità come accesso senza restrizioni ai sacramenti, o come se qualsiasi situazione lo giustificasse. Ciò che si propone è un discernimento che distingua adeguatamente ogni caso».

Così, la misericordia che il pastore è tenuto ad accordare ai poveri peccatori deve evitare bizzarrie, ovvero deve dispiegarsi «senza che questo implichi il fatto di creare confusione nell’insegnamento della Chiesa sul matrimonio indissolubile».

Inoltre, non solo il pastore ha il compito di valutare con misericordia un eventuale accesso ai sacramenti, ma deve anche valutare l’opportunità che ciò avvenga «in modo riservato, soprattutto quando si prevedono situazioni conflittuali».

È possibile che il contenuto della missiva susciti controversie. Ci limitiamo a notare, come già facemmo quando uscì l’Esortazione post sinodale di papa Francesco, che in realtà essa rende semplicemente esplicito ciò che finora è stato implicito e perciò praticato largamente da tanti ministri di Dio.

Una esplicitazione che forse è necessitata anche dalle circostanze e dal tempo: è possibile che tra dieci, venti anni, questo il trend che si può registrare fin da oggi, la quasi totalità dei battezzati viva situazioni familiari irregolari.

Rendere esplicito che la Chiesa non chiude le porte a nessuno (come fa il suo Signore, che non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva), può aiutare, se il Signore accorda la sua grazia, a conservare la possibilità che il battesimo ricevuto non sia stato vano.

Detto questo, val la pena accennare a come la grazia di Dio ha, fortunatamente, vie che non sono umane, ma proprie del Signore. Così che, se è vero che cara e necessaria è la via dei sacramenti, tanto facile e felice, il Signore può esercitare la sua infinita misericordia attraverso strade imperscrutabili.

Basti pensare a Charles Peguy, il quale vivendo una situazione irregolare non poteva accostarsi ai sacramenti, eppure ha vissuto e testimoniato una fede negata ad altri.

Un modo come un altro per relativizzare certe opinioni che fanno della comunione ai divorziati che vivono un’altra unione una battaglia decisiva per la salvezza. Che rischia di diventare una sorta di moralismo al contrario.

Come anche, di converso, per relativizzare talune opinioni che limitano la misericordia divina nei ristretti ambiti delle sacrestie. L’orizzonte del Signore è più ampio.

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