12 dicembre

La Brexit: un’occasione per la Ue

Nick Clegg

Un libro europeista, a firma di Nick Clegg, ex leader dei liberali avverso alla Brexit, rilancia i dubbi sul divorzio della Gran Bretagna dall’Unione europea. Un libro che Sergio Romano recensisce sul Corriere della Sera, dettagliandone i contenuti.

Per Clegg il divorzio non ha alcun motivo d’essere, dal momento che in questi anni la Gran Bretagna ha sì fatto parte della Ue, ma con enormi privilegi negati ad altri Stati membri.

Privilegi che di fatto ne facevano un’isola di autonomia, della quale ha beneficiato non poco, evitando le imposizioni che gravavano sugli altri. Su un solo punto Londra ha sempre partecipato attivamente ai dibattiti, quelli relativi alla sicurezza, «ma soltanto per porre il suo veto a ogni progetto di unione militare», sintetizza Romano, che commenta: «Finché la difesa dell’Europa sarà lasciata alla Nato, la Gran Bretagna, grazie ai suoi rapporti con gli Stati Uniti, sarà più atlantica che europea».

Insomma, il libro di Clegg, in estrema sintesi, spiega che per Londra è vantaggioso far parte della Ue, ma non tanto per costruire un destino comune, quanto per carpire vantaggi svantaggiando gli altri Stati. Da qui ripensare la Brexit, correggere tale  errore.

«Se questa è la posizione di un sincero europeista britannico, dovremmo considerare la Brexit una occasione da cogliere piuttosto che un errore da correggere. Sul Corriere di ieri Franco Venturini ha ricordato che le politiche di Trump stanno rendendo l’Europa più adulta e più unita. L’assenza della Gran Bretagna, se lo vogliamo, potrebbe avere lo stesso effetto».

Più che interessante l’articolo dell’ex diplomatico, al quale val la pena aggiungere un pendant. Lo prendiamo dalla Repubblica, dove si legge che la questione della nuova dislocazione dell’ambasciata americana, che sta incendiando il mondo, vede un’Europa «paralizzata dall’assenza della Merkel, alle prese con la formazione del nuovo governo».

Quella che appare come una constatazione piana, la registrazione di un dato, va letta in ben altro modo. In realtà tale situazione palesa il dramma di un’Europa che dipende da uno Stato, la Germania, e, ancor, più paradossalmente, dal destino di uno dei tanti leader politici europei, la Merkel.

Come se la casa comune europea fosse collocata in Germania e la Merkel ne possedesse le chiavi, senza le quali gli altri Stati sono inermi. Quando si è pensato alla condivisione dei destini dei popoli europei era ben altra la prospettiva indicata.

Occorre riprendere quel filo lontano e ormai sbiadito se si vuole davvero costruire una casa comune, altrimenti continueremo a essere ospiti della casa tedesca. Non è un bene per l’Europa e nemmeno per la Germania, la quale se vuole avere una proiezione globale deve accettare l’apporto altrui, altrimenti continuerà a restare un gigante economico e un nano politico (caratteristiche che, come scritto in altre note, in questi anni ha trasferito all’Europa germanocentrica).

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