6 dicembre

I russi fuori dai Giochi (invernali)

Il Cio bandisce la Russia dai giochi olimpici invernali che si terranno in Corea del Sud in conseguenza di un presunto doping di Stato avvenuto alle Olimpiadi invernali di Sochi.

Secondo le ricostruzione di Marco Bonarrigo, sul Corriere della Sera, le provette usate dagli atleti russi come campioni per le prove anti-doping sarebbero state manipolate con sostanze che avrebbero nascosto le tracce del doping.

Tali provette sarebbero state segnalate con una piccola incisione, una T, per favorire il lavoro dei successivi manipolatori.

A smascherare il sistema un professore di Losanna, che ci ha lavorato su per sedici mesi mettendo a punto «una tecnologia innovativa» in grado di rivelare il segreto arcano.

Questa, in estrema sintesi, la ricostruzione che troviamo sul Corriere ad opera di Marco Benarrigo, mentre altrove ci si limita a riportare il verdetto.

Ciò che colpisce è che, come accaduto nel caso delle analoghe accuse mosse dalla Wada, che costarono a Mosca l’esclusione dalle Olimpiadi brasiliane, non c’è stato alcun contraddittorio, nessuna possibilità di difesa da parte dei russi e nessun controllo delle parti sul «sistema innovativo» usato a Losanna.

Insomma, un verdetto “inaudita altera parte“. Val la pena accennare che il verdetto della Wada, che eliminò i russi dalle Olimpiadi carioca, risultò infondato: la stessa agenzia dovette assolvere 95 dei 96 atleti russi incriminati.

Ovviamente il verdetto assolutorio giunse solo dopo la fine dei giochi, dai quali quegli atleti quindi furono esclusi in modo del tutto infondato.

Oggi la vicenda si ripete, con certa noiosa ossessione. Interessante l’articolo di Fabrizio Dragosei, sempre sul Corriere, che accenna alle possibili conseguenze di tale verdetto sul mondiale di calcio.

Il verdetto del Cio, infatti, coinvolge pesantemente Vitaly Mutko, che sarebbe il referente ultimo del sistema dopante russo. Lo stesso Mutko ha l’incarico di gestire i prossimi mondiali di calcio che si terranno nel 2018 in Russia. Da qui l’ipotesi di una revoca, che torna anche qui con certa ossessione…

Elenco breve e divertente di questa ossessione riguardo il mondiale del 2018: qui un articolo del 2014, ipotesi revoca dopo l’abbattimento dell’aero della Malesia in Ucraina – qui l’ipotesi revoca dopo lo smascheramento della corruzione interna alla Fifa – qui l’ipotesi di revoca a seguito della crisi ucraina – qui la revoca è chiesta dall’Inghilterra dopo lo scandalo doping rivelato dalla Wada (vedi sopra).

Val la pena ricordare, a titolo di esempio, che nessuno trovò bizzarro giocare un mondiale in Argentina nonostante fosse retta dal generale Videla e fossero ancora in piena attività gli squadroni della morte e i torturatori seriali…

Detto questo, al di là dei dettagli, appare evidente che escludere i russi dai giochi, olimpici o meno, è un mantra che si ripete con certa puntualità e ossessività. Di fatto siamo davanti a un nuovo modo di applicare la Guerra Fredda.

Usare di un’occasione di pace – durante le Olimpiadi venivano sospese le guerre –  come uno strumento di guerra, anche se Fredda, non è una buona cosa per il mondo.

Val la pena in tal senso ricordare che proprio durante le Olimpiadi incriminate, quelle di Sochi, ebbe luogo la rivoluzione – o colpo di Stato – di Piazza Maidan. Momento nel quale, con l’Occidente sponsor della rivoluzione, la Guerra da Fredda divenne calda, anzi incandescente.

Come val la pena riportare la conclusione dell’articolo di Fabrizio Dragosei: «E pensare che [oggi ndr] doveva essere invece la giornata nella quale quasi certamente Putin avrebbe annunciato la sua disponibilità  a ricandidarsi alla presidenza della Russia. Una giornata di festa per il Paese».

Interessante cenno, che mette in luce una cronologia che può apparire casuale, ma anche no.

 

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