30 novembre

Crisi coreana: serve Putin

«Il test nucleare della Corea del Nord è un segnale di speranza?» Questo il titolo dell’editoriale del New York Times di oggi. Un titolo che appare del tutto in controtendenza rispetto agli allarmi che il lancio del missile intercontinentale coreano ha suscitato nel mondo.

 

 

La speranza espressa nel titolo si fonda sul contenuto del comunicato che il presidente coreano ha diramato dopo il test. Kim Jong-un, infatti, ha parlato di un «clamoroso successo», aggiungendo che il lancio del missile rappresenta «il raggiungimento dell’obiettivo storico del programma nucleare nazionale».

Funzionari e analisti americani, continua l’editoriale del NYT, «hanno ipotizzato che la Corea del Nord non avrebbe intrapreso seri negoziati fino a quando non avesse raggiunto le sue ambizioni nucleari».

Pertanto «se il signor Kim è soddisfatto del programma come suggeriscono le sue dichiarazioni, potrebbe essere il momento per l’amministrazione Trump, direttamente o tramite intermediari, di verificare nuovamente se c’è una possibilità di un dialogo serio».

Un’analisi che coincide con quanto scrive il sito russo Sputnik, l’organo di informazione russo più diffuso in Occidente (insieme a Russia Today).

Una concordanza che rafforza l’ipotesi accennata dal NYT, ma che denota anche come ci sia ancora, seppur sottotraccia, la possibilità di convergenze parallele tra Washington e Mosca, nonostante il clima da guerra fredda. Che possono favorire la risoluzione della crisi coreana.

D’altronde quando Donald Trump recentemente ha visitato l’Asia, ha chiesto pubblicamente a Putin di aiutarlo a risolvere la crisi coreana. Non era una boutade.

 

(sul tema ho fatto un articolo per gli Occhi della Guerra, cliccare qui)

 

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