18 novembre

Strage di Barcellona: la mente un informatore dei servizi

E così il coordinatore degli attentati a Barcellona, tale Abdelbaki Es Satty, era un informatore dei servizi segreti spagnoli. Lo ha rivelato il quotidiano El Pais e lo hanno confermato gli stessi servizi.

Un particolare che ricorre nelle stragi che hanno insanguinato l’Europa e che interpella. Tanto che sembra che essere informatore dei servizi segreti sia un requisito necessario per partecipare della Congrega della morte griffata Isis.

Ma al di là dell’osservazione di carattere generale, va precisato che le autorità spagnole hanno riferito che su tale aspetto l’inchiesta è coperta dal segreto, quindi non sappiamo ed è possibile che non sapremo di più.

Sarebbe molto interessante invece sapere se tale collaborazione sia stata limitata nel tempo o se mentre El Satty arruolava aspiranti tagliagole per conto dell’Isis, cosa che ha fatto a lungo prima dell’attentato, era ancora in contatto con l’intelligence spagnola.

Ancora più interessante sarebbe sapere se ancora lo era in quel maledetto venerdì 17 dell’agosto scorso, quando un furgone lanciato a bomba sulle Ramblas seminò morte e terrore (16 le vittime).

Il nome della cosiddetta “mente della strage” (in realtà il terminale operativo della rete del Terrore globale) non era venuto fuori nelle ore concitate seguite all’attentato.

Quando cioè le indagini avevano portato all’individuazione e all’uccisione della cellula terrorista. Non solo l’attentatore delle Ramblas, ma anche altri cinque membri del commandos, eliminati verso mezzanotte a Cambrils.

Il nome di El Satty venne fuori solo dopo, quando i mossos d’esquadra, la polizia di Barcellona, fecero luce su una misteriosa esplosione avvenuta in una palazzina nel paesino di Alcanar il giorno prima dell’attentato.

La casa esplosa, scoprirono gli agenti, era piena di bombole di gas che avrebbero dovuto essere usate per una serie di attentati da compiere a Barcellona.

La deflagrazione aveva mandato all’aria il piano originale e l’Agenzia del Terrore aveva ripiegato su altro e più artigianale, mandando un suo agente a far strage di innocenti pedoni con un furgone.

Si può ricordare oggi per allora che le autorità madrilene, subito dopo l’abbattimento degli assalitori delle Ramblas e di Cambrils, avevano annunciato che l’inchiesta era chiusa. Dichiarazione smentita dagli inquirenti catalani che invece proseguirono le indagini.

L’annuncio frettoloso  e la scarsa collaborazione di Madrid all’inchiesta catalana, come da lamentele dei mossos, potrebbero far sorgere qualche domanda, soprattutto oggi.

È possibile, cioè, che i servizi di informazione spagnoli temessero che si scoprisse il coinvolgimento di un loro informatore, particolare più che imbarazzante.

Come è imbarazzante che tale legame sia venuto fuori solo ora, a distanza di mesi dall’attentato, il che indica che i servizi segreti hanno provato a insabbiare.

Non è un bello spettacolo. Detto questo la rivelazione cade come una mannaia nello scontro che oppone Madrid agli indipendentisti di Barcellona. Probabile che sia usata anche in chiave politica.

Ma al di là, val la pena accennare a una ricorrenza tutta spagnola, che vede oscuri intrecci tra attentati e separatismo.

José María Aznar fu per otto anni il dominus della Spagna, potere che aveva conquistato grazie alla sua adesione all’internazionale neocon: fu lui, tra l’altro, a fare gli onori di casa al vertice delle Azzorre, quando con Tony Blair e George W. Bush si decise per l’infausto intervento in Iraq.

La sua presa sul Paese era solida, ma nel secondo mandato dovette confrontarsi con la ripresa virulenta dell’attivismo dell’Eta, deriva terrorista dell’indipendentismo basco. Un confronto serrato, che toccò il suo culmine l’11 marzo del 2004 (i macabri “11” che ricorrono nel calendario del Terrore…).

Alla vigilia di elezioni dall’esito incerto, la Spagna fu funestata dall’altro attentato di grandi proporzioni avvenuto in terra iberica: fu la strage di Atocha,192 le vittime.

Aznar indicò subito nei terroristi dell’Eta gli autori dell’eccidio. Fu sconfessato. Era stata al Qaeda, e quel passo falso segnò la fine del suo governo e l’inizio di quello di Zapatero, che, per inciso, riconobbe l’autonomia catalana.

Oggi al governo c’è il pupillo di Aznar, quel Mariano Rajoy che si è adoperato in maniera metodica contro l’autonomia della Catalogna.

E la storia sembra ripetersi: ancora una volta una strage, stavolta dell’Isis, s’incrocia con il confronto serrato con una nuova spinta secessionista, quella catalana.

Non sappiamo se l’omertà dei servizi segreti spagnoli sul loro informatore sia ascrivibile a Rajoy. Probabile anzi che il primo ministro sia stato tenuto all’oscuro del particolare.

Ma se la vicenda venisse insabbiata, il premier spagnolo potrebbe rischiare sul piano dell’immagine. Soprattutto in Catalogna, dove si voterà il 21 dicembre prossimo a seguito dello scioglimento anticipato del governo catalano.

Alcuni giorni fa l’ex presidente della Generalitat Carles Puigdemont aveva provato ad aprire a un nuovo negoziato, da tenersi senza la pregiudiziale indipendentista. Ad oggi non ha ricevuto risposta. Lo scontro continua.

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