17 novembre

L’asse Tel Aviv-Ryad

Ha fatto il giro del mondo l’intervista del Capo di Stato maggiore israeliano Gadi Eisenkot a un quotidiano saudita, che di fatto ha consolidato l’asse tra i due Stati in funzione anti-Iran.

È la prima volta che un giornale saudita prende una simile iniziativa. La formalizzazione dell’accordo tra i due Paesi, invece, non è una novità quanto la ratifica di un accordo sottotraccia pregresso.

Il generale ha spiegato che c’è una convergenza totale tra i due Stati nella lotta contro Teheran. Ma si è limitato a dire che tale convergenza si concretizzerà in uno scambio di informazioni: ha detto infatti che Tel Aviv è «pronta a condividere informazioni di intelligence» con Ryad.

In altre parole l’accordo non comporta necessariamente un’alleanza militare tra i due Paesi. In questo modo Tel Aviv si smarca dalle manovre del principe ereditario saudita Mohamed bin Salman, che vorrebbe trascinare Israele in un conflitto diretto contro l’Iran. Primo obiettivo: hezbollah in Libano.

Debkafile, sito che ha fonti nell’intelligence israeliana, tale affermazione è «la risposta di Israele al piano del principe Mohamed».

Secondo quanto scrive il sito di Tel Aviv i soldi di Ryad «non convinceranno Israele a mandare il suo esercito a combattere una guerra se questa non è nel suo diretto interesse nazionale». Probabile che il cenno di Debkafile sottenda che il principe ha già avanzato la proposta indecente, ottenendo il rifiuto delle autorità israeliane.

Sul punto ho scritto un articolo più dettagliato per Occhi della guerra (cliccare qui)

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