14 novembre

I curdi iracheni vogliono trattare con Baghdad

«Il governo del kurdistan iracheno (KRG) oggi ha dichiarato martedì che rispetterà la sentenza del tribunale che vieta la secessione della regione curda.

La scorsa settimana, la Corte federale suprema dell’Iraq ha stabilito che la Costituzione del paese non consente la separazione di qualsivoglia regione del Paese dallo Stato iracheno.

«Crediamo che tale decisione debba diventare la base per avviare un dialogo nazionale tra Erbil [capoluogo del Kurdistan ndr.] e Baghdad per risolvere tutte le controversie», ha comunicato il Krg». Così sull’Agenzia da stampa turca Anadolu il 14 novembre.

Dopo aver proclamato l’indipendenza, a seguito di un referendum sul tema svoltosi lo scorso settembre, i curdi aprono a un negoziato con le autorità irachene.

Può essere l’inizio di un processo di distensione, dopo più di un mese di controversie e di scontri, dal momento che Baghdad non ha riconosciuto la legittimità del referendum e del processo secessionista.

Contrari all’iniziativa anche l’Iran e la Turchia, che vedono la nascita di uno Stato curdo alle loro frontiere come una minaccia alla propria integrità territoriale.

Tale avversità ha messo le autorità curde in serie ambasce, dal momento che i loro avversari hanno chiuso le frontiere, costringendole in un angolo.

Si può notare che l’annuncio del Krg giunge a un giorno di distanza da quello del presidente del governo catalano (vedi Piccolenote) Carles Puigdemont, anch’esso volto ad abbassare i toni e le rivendicazioni per poter instaurare un dialogo con Madrid sulla base dell’integrità nazionale.

Colpisce la coincidenza dei tempi tra quanto avvenuto in Catalogna e in Kurdistan: sia la proclamazione della secessione che il ridimensionamento delle richieste corrono su binari cronologici paralleli, nonostante la diversità delle situazioni, della collocazione geografica e della storia.

Sembra quasi che ci sia una regia comune dietro tali movimenti indipendentisti. Sembra, o forse è proprio così…

 

 

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