11 novembre

Anche il presidente dello Yemen è prigioniero a Ryad

A quanto pare quanto avvenuto al primo ministro libanese Saad Hariri non è un caso isolato. Egli condividerebbe la sorte di un altro leader politico, ovvero il presidente yemenita Abd – Rabbu Mansour Hadi, anch’egli ristretto a Ryad.

Della sorte di Hariri abbiamo scritto in alcune note precedenti: giunto nella capitale saudita egli non ha fatto più ritorno in patria,  nonostante l’insistenza con la quale i libanesi ne chiedano il rientro.

Da Ryad egli ha annunciato le sue dimissioni da premier tramite una televisione saudita. Da allora sulla sua sorte è calato il mistero e i libanesi accusano i sauditi di averlo rapito.

A quanto pare l’Arabia Saudita porta sfortuna agli esponenti politici che vanno a visitarla, perché anche ad Abd-Rabbu Mansour Hadi, riconosciuto a livello internazionale  come presidente legittimo dello Yemen, è impedito di tornare in patria.

Il poverissimo Yemen dal 2015 è preda di una guerra sanguinosa che oppone i ribelli sciiti Houti a una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita. In teoria e in via ufficiale Ryad sostiene il legittimo governo, ovvero quello di Hadi, che controlla lo Yemen meridionale (gli houti invece il Nord). Ma non è così.

A rivelare la strana sorte di Hadi è l’Associated Press, ripresa dalla Reuters del 7 novembre. L’agenzia di stampa britannica riporta le dichiarazioni anonime di un alto funzionario della sicurezza yemenita, che ha rivelato: «Da quando Hadi ha lasciato lo Yemen nel mese di febbraio [per recarsi a Ryad], ha ripetutamente inviato richieste scritte al re saudita Salman per tornare [in patria]. Ma non ha trovato risposta».

Nell’agosto scorso, ha spiegato l’anonimo funzionario all’Associated Press, Hadi si era recato all’aeroporto di Ryad per tornare in Yemen, ma è stato sequestrato dai sauditi.

«Altri due funzionari yemeniti hanno confermato che ad Hadi, ai suoi figli e a diversi ministri [del governo di Hadi] giunti a Riyadh è stato impedito di tornare in Yemen», continua l’Agenzia.

«”I sauditi hanno imposto [ad Hadi] una forma di arresti domiciliari», ha detto l’alto funzionario della sicurezza yementa. «Quando Hadi chiede di partire» i sauditi lo impediscono, opponendo alle sue richieste ragioni di sicurezza, dal momento che ci sarebbe chi, ad Aden, vuole ucciderlo «e i sauditi temono per la sua vita».

Pare che dietro il rocambolesco destino di Hadi e dei suoi ministri ci siano gli Emirati Arabi Uniti, i più solerti alleati di Ryad contro gli Houti. Infatti, a controllare la zona dello Yemen meridionale strappata ai ribelli sciiti è ormai Abu Dhabi, che non vuole che il presidente yemenita riprenda le sue funzioni.

Ma il peccato originale di Hadi, imperdonabile anche agli occhi dei sauditi, è un altro, ovvero la sua alleanza con il partito Islah (vedi al Monitor), ramo yemenita della Fratellanza musulmana.

Infatti Ryad ha ingaggiato un confronto a tutti i livelli con questa organizzazione islamica, al potere in Qatar e in Turchia, per ottenere l’egemonia sul variegato mondo arabo-sunnita.

Ma al di là delle motivazioni, pare dunque confermato che i sauditi hanno il vizio di rapire i leader politici scomodi che approdano nel loro regno.

Tale sembra sia appunto anche la sorte di Hariri, dal momento che da quando ha “letto” le sue dimissioni da premier continua a non dare notizie di sé nonostante le attenda tutto il mondo.

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