11 novembre

Il manifesto di Rodchenko

Per un americano sapere che il manifesto più famoso, replicato (e bello) del mondo è di marca sovietica deve suonare come uno smacco. Tanto più che non reclamizza hamburger o cellulari, ma libri.

Sono i 100 anni della Rivoluzione Russa ed è quindi l’occasione giusta per rimettere a posto qualche gerarchia. Il poster realizzato da Aleksander Rodchenko nel 1924 ha tutte i crismi per essere incasellato tra i capolavori del ‘900.

Gli venne commissionato da una casa editrice moscovita, Gosizdat, ed ha un claim di assoluta semplicità: “Libri!” grida infatti la ragazza mettendo la mano alla bocca. Non si trattava di una ragazza qualunque, perché per realizzare il manifesto Rodchenko si era rivolto alla compagna di Vladimir Majakovskij, Lilya Brick.

Lilya era una straordinaria attivista, alla testa della Lef, il fronte degli artisti di sinistra, e in una leggendaria serata del luglio del 1915, nel suo appartamento di San Pietroburgo, aveva conquistato il cuore del poeta al cui fianco sarebbe rimasta per i successivi 20 anni.

Rodchenko a quell’epoca era pittore, allineato alle esperienze di avanguardia che volevano rendere vivo e innovativo l’ambiente artistico russo. In quel 1924 però, il cantiere del manifesto per Gosizdat cambiò la vita di Rodchenko.

Ebbe l’intuizione (chissà se sua o di Majakovskij) di fare un accoppiamento di linguaggi diversi: la fotografia e una grafica generata proprio da quelle esperienze di avanguardia.

Per la fotografia mise in posa Lilya Brick, che mise in campo tutta la sua energia conquistatrice, al punto che sembra sia lei, a forza di voce, a generare quella soluzione grafica che visualizza l’effetto di amplificazione sonora di un megafono.

È tutto meravigliosamente efficace e semplice in questo manifesto che annuncia non solo un prodotto, ma un’idea del mondo per nulla banale.

L’idea com’è ben noto non andò a buon fine, la rivoluzione coincise con la tragedia di un intero popolo e tanti altri ancora, ma questa immagine ancora propaga una simpatia umana, che è la simpatia di chi non smette di sognare che un altro mondo è possibile.

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