9 novembre

Il carcere Mamertino, Pietro e l’abbraccio di Gesù

Pina Baglioni

Il Signore gli tocca dolcemente la spalla sinistra, quasi lo abbraccia. E Pietro, con la mano destra benedicente, sorride. E, con lui, sorridono anche i suoi occhi. Si sente al sicuro, amato, perdonato. E, in quell’abbraccio, può seguire Gesù fino alla fine. Fino alla morte e alla morte di croce.

È questa la scena ritratta in un affresco di una delle pareti del Carcere Mamertino -Tulliano al Foro Romano. Forse l’unico esempio pittorico di un Pietro che si lascia andare a un sorriso: senza alcun dubbio ciò che più commuove visitando quell’antichissimo carcere di Roma.

Qui, secondo una solida tradizione, fu imprigionato san Pietro prima di essere condotto al martirio sul colle Vaticano. Tradizione carissima, da subito, ai primi cristiani dell’Urbe che là si recavano per venerare il Principe degli Apostoli.

Nel carcere Tullianum, meglio noto come Carcere Mamertino, venivano rinchiusi i più noti nemici di Roma: Giugurta, re della Numidia, Vercingetorige, principe e condottiero della Gallia, i complici della congiura di Catilina. Un carcere duro, per i condannati a morte.

Si trattava di un edificio assolutamente privo di luce, formato da due ambienti sotterranei sovrapposti. «Nel carcere», scrive lo storico Sallustio nel De Catilinae coniuratione, «vi è un luogo chiamato Tulliano, un poco a sinistra salendo, sprofondato a circa 12 piedi sotto terra, e al di sopra da un soffitto, costituito da una volta in pietra. Il suo aspetto è ripugnante e spaventoso per lo stato d’abbandono, l’oscurità e il puzzo».

La prigione viene descritta anche dal retore Calpurnio Flacco, nelle sue Declamationes: «Ho visto il carcere pubblico costruito di grandi massi, cui si accede per aperture strette e oblunghe che danno appena un po’ di luce in quell’oscurità… e ogni volta che lo stridore della porta ferrata che si apre scuote coloro che là giacciono, si esaminano l’uno con l’altro e assistendo all’altrui supplizio apprendono quel che li aspetta. Risuonano lì dentro colpi di frusta, la lordura martoria i corpi, le mani sono oppresse dalle catene».

È questo lo scenario disumano che accolse Simone detto Pietro, condotto in catene in quel carcere di massima sicurezza nell’anno 67. Ma, secondo la tradizione, quella dura prigionia fu accompagnata dai prodigi del Signore.

Qualcosa dovette accadere di certo se i carcerieri di Pietro ebbero a convertirsi alla fede cristiana. Vegliando quello strano prigioniero, un umile pescatore costretto nel più noto carcere di Roma, evidentemente videro qualcosa che non avevano mai visto prima. E, avendo visto, credettero.

Per loro il Signore fece sgorgare dell’acqua dal pavimento, una polla  che è ancora là, a distanza di secoli, a testimonianza di quell’antico prodigio (almeno per coloro che credono in questa tradizione).

Con quell’acqua il povero, illustre, pescatore di uomini, battezzerà i suoi carcerieri, Processo e Martiniano; i quali poi, a loro volta, vennero uccisi nel nome di Cristo e annoverati anch’essi, come il loro prigioniero, tra i martiri cristiani. 

Quel nascosto battesimo ebbe grande eco nella comunità cristiana di Roma, tanto che la scena è raffigurata in moltissimi sarcofagi della città, alcuni dei quali molto antichi.

Bellissimo quello conservato al Museo Romano di Palazzo Massimo, il Sarcofago di Marcus Claudianus, datato 330-335 d.C. Nella selva di scene dell’Antico e Nuovo Testamento, si scorge sulla sinistra san Pietro che fa sgorgare l’acqua miracolosa dal pavimento del carcere. Accanto alla fonte, Processo e Martiniano che ricevono il battesimo.

Grazie al prezioso restauro promosso dall’Opera Romana Pellegrinaggi, da circa un anno il Mamertino è stato riaperto al pubblico e oggi è possibile visitare quattro strati del sito: la Chiesa seicentesca di San Giuseppe dei Falegnami, costruita dall’omonima confraternita.

Al di sotto, il Sacrario del Crocifisso, una bellissima Cappella voluta nel 1800 da Pio IX che, nell’occasione, vi fece portare un crocifisso antichissimo. Poi il Mamertino, che ricorda con un altare la prigionia di Pietro, legato in catene a una colonna. Infine, il Tullianum.

In questi lavori di restauro, oltre allo straordinario affresco raffigurante Gesù che abbraccia Pietro, è emersa un’altra straordinaria scoperta: l’affresco, purtroppo molto rovinato, della Madonna della Misericordia, dell’inizio del XIV secolo, l’unica immagine della Madonna della Misericordia conservata a Roma.

Un’iconografia particolarmente bella quella della Madonna della misericordia, dal momento che raffigura il popolo di Dio accalcato sotto il mantello della Madre del Signore, aperto a riparo.

Un’immagine che viene associata alla più antica preghiera alla Madonna: Sub tuum praesidium, che vede appunto il popolo cristiano rifugiarsi sotto il presidio della Madonna. La riportiamo a conclusione di questo articolo, anche perché il mese di ottobre, dedicato alla Madonna, potrebbe suggerire di recitarla.

Sub tuum praesídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;
nostras deprecatiónes ne despícias
in necessitátibus;
sed a perículis cunctis
líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

Sotto la tua protezione troviamo rifugio,
Santa Madre di Dio:
non disprezzare
le suppliche
di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta

(cliccare qui per ascoltare il gregoriano, qui per una versione di Mozart)

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