8 novembre 2017

Libano: la misteriose dimissioni di Hariri

Le dimissioni del primo ministro libanese Saad Hariri, annunciate a sorpresa sabato scorso nel corso di una visita a Ryad, sono in molti a pensare che siano state imposte dal principe ereditario saudita Mohamed bin Salman, in concomitanza delle purghe che questi ha avviato per sbarazzarsi dei suoi avversari politici, veri e presunti.

Il premier del Paese dei cedri ha sempre goduto dei favori di Ryad, dal momento che i sauditi sono essenziali al suo partito, punto di riferimento degli islamici sunniti libanesi.

Ryad, secondo molti analisi (vedi anche Piccolenote), avrebbe imposto ad Hariri di lasciare il governo per inviare un segnale a hezbollah, che considera un nemico irriducibile, e per creare instabilità nel Paese.

Un’iniziativa che, oltre a drammatizzare ulteriormente il confronto tra Ryad e Teheran, potrebbe preludere a un eventuale conflitto tra i sauditi ed hezbollah, milizia da sempre legata all’Iran. Questa anche la denuncia di Hassan Nasrallah, guida spirituale del partito di Dio.

Le circostanze che hanno portato il primo ministro libanese a dare le dimissioni restano un «enigma», scrive Scarlett Haddad su L’Oriente le Jour dell’8 novembre, il giornale più letto del Paese dei cedri e non certo legato a hezbollah, anzi.

«Venerdì sera, prima di partire», scrive la giornalista, «il primo ministro aveva moltiplicato le riunioni al Serail [il palazzo del governo ndr.], tra cui una conferenza stampa per la lotta alla pirateria e sembrava ottimista sulla capacità del suo governo di superare le crisi e arrivare fino alle elezioni. Secondo quanti hanno partecipato a tali riunioni, il primo ministro aveva informato i suoi collaboratori che avrebbe dovuto recarsi la notte stessa a Ryad per un’udienza presso il re Salman».

«Bisogna precisare che Saad Hariri», aggiunge la Haddad, «qualche giorno prima si era recato in visita in Arabia ed era tornato rassicurato, tanto da aver detto ai suoi interlocutori, tra cui il presidente della Camera Nanih Berry, che le autorità saudite sono a favore della stabilità e che non avevano alcuna intenzione di provocare una crisi politica in Libano».

«Egli era dunque ritornato ottimista dal suo primo viaggio, convinto di aver spiegato alle autorità saudite che il governo doveva restare in carica fino alle elezioni legislative del prossimo maggio».

«Questo almeno ciò che hanno riferito quelli che l’hanno visto venerdì prima del suo secondo viaggio. Egli aveva promesso che lunedì avrebbe tenuto una riunione della commissione ministeriale incaricata di preparare le elezioni. E aveva anche inviato gli inviti per una cena che aveva organizzato a casa sua mercoledì e si preparava a un Consiglio dei ministri giovedì».

«Il primo ministro ha poi preso quella sera stessa il suo aereo per recarsi a Ryad con due sue guardie del corpo e senza i suoi abituali consiglieri».

«In seguito nessuno ha avuto sue notizie dal Libano fino al momento della sua apparizione televisiva. Quelli che conoscono la casa di Saad Hariri a Ryad sono categorici: l’ambiente che lo circondava al momento della sua dichiarazione televisiva non era quello della sua residenza». Inoltre «la dichiarazione che aveva letto non era scritta da lui o dai suoi abituali assistenti».

«Tutti questi dettagli inducono a credere che gli sia stato praticamente chiesto di dare le dimissioni, dal momento che nulla nel suo comportamento del periodo precedente permetteva di credere che tale idea gli passasse per la testa».

Come si può notare, l’articolo non prende neanche in considerazione le accuse che Hariri, nel suo discorso, ha lanciato contro hezbollah, che avrebbe ordito un attentato ai suoi danni (da cui le dimissioni).

Evidentemente la Haddad non crede a tale accusa. D’altronde l’accusa è stata seccamente smentita dalle forze armate libanesi attraverso un comunicato ufficiale.

Ad oggi la situazione è sospesa. Il presidente, Michel Aoun, non ha iniziato alcuna procedura per sciogliere il governo, dal momento che le dimissioni del premier, ha spiegato, «soprattutto per le modalità dell’annuncio, non sono conformi alle norme». E attende che Hariri ritorni in patria, dopo questo lungo soggiorno in Arabia Saudita durante il quale non ha dato notizie di sé.

Tutta misteriosa, dunque, questa storia. Certo, se e quando il premier tornerà in patria dovrà dare delle spiegazioni convincenti. Da vedere se queste saranno sue o anch’esse suggerite da altri.

Al momento l’ipotesi più probabile sembra la seconda, dal momento che se, come sembra, fosse stato indotto a fare tale passo, prima di tornare in patria dovrà promettere il silenzio sul segreto arcano e dare rassicurazioni sulla sua futura condotta politica.

Detto questo, non ricordiamo una ingerenza tanto indebita di un Paese negli affari interni di un altro Stato. D’altronde le purghe che in questi giorni stanno funestando l’Arabia Saudita danno la misura della determinazione del regime di Ryad.

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