4 ottobre

San Francesco e il crocifisso

È nota la storia del Crocifisso di San Damiano. Tommaso da Celano ne accenna nella vita di Francesco e colloca tale vicenda dopo i primi passi della conversione del santo, quando ha già iniziato a visitare i lebbrosi, con visite che davano e portavano sollievo al cuore, suo e dei suoi ammalati.

Egli era già «tutto mutato nel cuore», annota il biografo del santo, «quando, un giorno, passò accanto alla chiesa di San Damiano, quasi in rovina e abbandonata da tutti».

«Condotto dallo Spirito, entra a pregare, si prostra supplice e devoto davanti al Crocifisso e, toccato in modo straordinario dalla grazia divina, si ritrova totalmente cambiato». Accenno stupendo, quello di Tommaso, che evidenza come l’iniziativa è sempre del Signore, anche quando si prega.

È in questa preghiera che il Crocifisso gli parla e lo invita a riparare la Sua Chiesa «che, come vedi, è tutta in rovina». Un invito che non ha perso attualità, stante che la rovina, a quanto pare, è condizione ricorrente della Chiesa. Una rovina alla quale rimedia il Signore, usando chi vuole lui. Nel caso specifico un poveretto allora ignoto a tutti.

Tanta sarà la grazia che il Signore effonderà nel mondo tramite quel poverello di Assisi, ma questo è il futuro, del quale Francesco allora non poteva aver contezza. Un futuro narrato in tanti modi, spesso tanto distanti dalla realtà, che vedrà Francesco sempre dipendente dall’iniziativa del Signore.

Come scriverà nel suo testamento, in cui annoterà: «Il Signore concesse a me, frate Francesco»; «Il Signore mi condusse tra i lebbrosi»; «Il Signore mi dette tanta fede»; «Il Signore mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo».

Così quella volta, quando lo Spirito lo condusse a quel crocifisso che da allora ebbe sempre caro al cuore perché tramite questo era accaduto il miracolo della sua nuova conversione. Ché la conversione non è cammino a tappe, che una segue necessariamente l’altra, ma sempre un nuovo inizio posto dal Signore. E così «da inizio in inizio, secondo inizi che non finiscono mai», come accenna san Gregorio di Nissa.

Francesco ci sarebbe tornato a pregare tante altre volte davanti a quel crocifisso, la cui custodia fu poi affidata alla sua amica Chiara e alle sue suore, come ancora oggi si può vedere visitando il monastero delle clarisse d’Assisi.

E oggi, che ricorre la sua festa, vogliamo ricordare la preghiera che il santo recitava in quelle occasioni. Semplice, corta, diretta. Da poveretti, o poverelli per restare a san Francesco, che attendono, come bambini, tutto dal Signore.

O alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio.
Dammi una fede retta, speranza certa,
carità perfetta e umiltà profonda.
Dammi, Signore, senno e discernimento
per compiere la tua vera e santa volontà
.
Amen

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