4 ottobre

Mattis: l’accordo con l’Iran va conservato

Mattis e Trump

«Il segretario alla Difesa James Mattis in un’udienza al Senato che si è tenuta martedì ha dichiarato che reputa sia nell’interesse degli Stati Uniti non denunciare l’accordo sul nucleare stipulato con l’Iran». Così la CBS.

A riportare parte delle dichiarazioni di Mattis è l’Agenzia stampa turca Anadolu. Interpellato dal senatore Angus King, che gli ha chiesto se fosse nell’interesse nazionale degli Stati Uniti conservare l’accordo sul nucleare iraniano, domanda, ha specificato, che chiedeva una risposta secca (cioè sì o no), il segretario alla difesa ha risposto: «Sì, senatore, lo penso».

«Il punto è se possiamo confermare che l’Iran stia rispettando l’accordo, se possiamo determinare che ciò è nel nostro interesse, allora chiaramente dobbiamo conservarlo», ha aggiunto Mattis. «Credo che a questo punto, in assenza di indicazioni contrarie, il presidente dovrebbe prendere in considerazione tale situazione».

Trump ha più volte affermato che l’accordo va annullato. Più che significativa quindi la dichiarazione di Mattis, anche perché il generale non è solo il ministro della Difesa degli Stati Uniti, ma gode di grande considerazione presso l’ambito militare, del quale è esponente di primo piano.

La dichiarazione di Mattis converge con quanto dichiarato in precedenza dal Capo di Stato maggiore americano, generale James Dunford, il quale, come riportato da al Monitor il 4 ottobre, ha informato il Congresso che le informazioni ricevute «indicano che l’Iran sta aderendo agli obblighi di JCPOA [Joint Comprehensive Plan of Action, ovvero l’accodo con l’Iran ndr.].

In altra nota avevamo accennato al fatto come anche in Israele, in particolare negli ambiti militari e di intelligence, si stia consolidando l’idea che l’intesa vada preservata.

È una battaglia durissima quella che si sta consumando sul tema: la sorte dell’accordo sembrava segnata, stante che le pressioni esercitate dai neocon Usa e dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sembravano aver trovato convergenze parallele con l’ostilità manifestata da Trump. Qualcosa è cambiato. Data la delicatezza del tema, la tensione è destinata a salire. Non solo negli Stati Uniti d’America.

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