2 ottobre

Corea del Nord: si tratta

«Siamo in contatto con la Corea del Nord per possibili discussioni relative al nucleare”. Ad annunciare, a sorpresa, che esistono dei canali di comunicazione aperti con Pyongyang è stato il segretario di Stato americano Rex Tillerson durante una visita a Pechino. In Cina per una serie di incontri di alto profilo, tra cui uno con il presidente cinese Xi Jinping, Tillerson ha assicurato che “non siamo in una situazione cupa” e che tra Washington e Pyongyang “non c’è un black-out”». Così sulla Repubblica del 30 ottobre.

Un annuncio distensivo dopo tante, troppe tensioni. Peraltro una conferma che l’aggressività verbale di Trump non implica necessariamente azioni conseguenti (aveva minacciato di polverizzare la Corea del Nord…). Ulteriore buona notizia per il mondo.

Resta il dubbio che tale annuncio sia dovuto al mutamento avvenuto in Medio oriente: il referendum sull’indipendenza del Kurdistan apre nuovi scenari di instabilità nella regione. Scenari che vedono impegnati anche gli Stati Uniti.

Probabile che Washington voglia chiudere la questione coreana per non rimanere invischiata su due fronti in conflitti di interesse globale. Un doppio impegno che sarebbe sostenibile per la superpotenza, ma a caro prezzo.

Detto questo, abbiamo accennato in altra nota come un’eventuale denuncia del nucleare iraniano da parte dell’amministrazione americana, chiamata a rinnovarlo a metà ottobre, potrebbe portare nocumento alla trattativa con Pyongyang, dal momento che tale improvvida iniziativa renderebbe anche l’eventuale accordo con la Corea del Nord stabilmente provvisorio e consegnato all’altalenante politica di Washington.

Ma questo è l’eventuale futuro, a oggi le parole di Rex Tillerson hanno peso, anche perché non avrebbe reso tali dichiarazioni se tale negoziato non avesse basi realistiche e di prospettiva.

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