2 ottobre

Il referendum Catalano innesca quello basco

E così, nonostante i divieti e il tentativo di impedirlo con l’uso della forza, il referendum sull’indipendenza della Catalogna si è tenuto e ovviamente ha vinto il sì. Una giornata buia per la Spagna e l’Europa, che ha visto poliziotti schierati a battaglia, folle inneggianti la secessione, scontri e feriti, alcuni più di altri.

Una giornata che apre scenari inquietanti per la Spagna. Gli errori sono di ambedue le parti, che non hanno neanche preso in considerazione la via del compromesso.

Ma chi è uscito sconfitto è il governo di Madrid, che pure ha dalla sua la legalità: il referendum era anticostituzionale e illegittimo. Ma affrontare la questione come un problema di ordine pubblico di facile risoluzione si è rivelato, come prevedibile, una catastrofe.

L’uso della forza non solo è stato del tutto inutile, dal momento che la gente ha votato lo stesso (con le dovute defezioni), ma anche più che dannoso per il governo di Madrid, stante che ne ha macchiato l’immagine internazionale e l’ha ristretta in un vicolo cieco.

Ora il governo di Mariano Rajoy, la cui cieca determinazione sembra dettata anche dal mero calcolo politico di attirare al suo partito consensi di marca nazionalista, si trova davanti a un bivio più che impervio.

Proseguire nella strada della repressione è molto pericoloso. Il conflitto aumenterebbe al parossismo, lederebbe ancor di più l’immagine internazionale della Spagna e andrebbe a nocumento della sua tenuta economica.

Ma soprattutto non spegnerebbe il focolaio indipendentista, anzi lo alimenterebbe e gli farebbe guadagnare ulteriori consensi a livello locale, nazionale e internazionale.

D’altra parte, dopo quanto successo, l’attuale governo di Madrid non è più legittimato a trattare, né i secessionisti hanno intenzione di negoziare con un’autorità che non gli riconosce alcun diritto di interlocuzione.

Semmai una trattativa sarà avviata, altri soggetti politici dovranno affiancarsi a Rajoy, se non sostituirlo. Vicolo cieco, appunto.

Gli indipendentisti ovviamente cantano vittoria. E ora anche i Paesi Baschi, già regione autonoma, hanno avanzato richiesta per svolgere un referendum legale e concordato con le autorità centrali perché sia riconosciuta  a essi e alla Catalogna il carattere di nazioni.

L’idea, ha dichiarato Inigo Urkullu, presidente dei Paesi Baschi, è quella di un nuovo inizio per la Spagna, che preveda un legame nuovo tra Madrid e le due nazioni che nasceranno dal suo seno. Qualcosa come il Quebec per il Canada o la Scozia con il Regno Unito, ha spiegato Urkullu.

Situazione delicata ed esplosiva, che non può essere risolta con la forza, seppur basata sulla piena legalità costituzionale. Serve il dialogo, quello che è mancato finora. E serve l’Europa.

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