29 settembre

Al Bagdadi, morto che parla

17 agosto 2017: strage a Barcellona

Ieri il mondo ha ricevuto un nuovo messaggio di al Baghdadi. Un messaggio audio che proverebbe che il boss è ancora vivo.

Con questa mossa l’Isis ha inteso smentire quanto ipotizzato dai russi, che il 16 giugno scorso avevano comunicato che il Califfo probabilmente era stato ucciso il mese precedente (il 28 maggio per la precisione), in un bombardamento condotto dalla loro aviazione presso la periferia di Raqqa, capitale siriana del cosiddetto Stato islamico.

La notifica russa non era certa, ma con il passar del tempo il prolungato silenzio del Califfo sembrava confermarla. Ieri la smentita via audio. Detto questo la sconfessione made in Isis  non convince affatto, dal momento che il messaggio del de cuius non ha datazione.

Né convince la tesi di alcuni analisti che citano il riferimento alla crisi coreana ivi contenuto come prova della sua attualità: in realtà tale crisi ha avuto andamento sinusoidale, con alti e bassi. Quindi l’audio può facilmente riferirsi a una criticità pregressa.

Infine, se si voleva annunciare senza timore di smentita la resurrezione del Califfo, occorreva un video: la tecnologia moderna consente di riprodurre con certa facilità una voce. Un video è un po’ più difficile, stante che consente analisi più approfondite.

Insomma, la possibilità che sia una bufala è alta. Ma non è questo il punto della vicenda, né se il Califfo sia davvero vivo o morto, dal momento che morto un Califfo se ne fa un altro.

Il punto è che l’Agenzia del Terrore ha inteso rilanciare la sua sfida feroce. Dire al mondo che nonostante le sconfitte subite nel teatro di guerra siriano e iracheno è ancora in grado di agire e far del male.

Altro punto cruciale della questione è la tempistica. Niente affatto casuale. Ieri sono stati annunciati i risultati del referendum sull’indipendenza del Kurdistan iracheno, che ha visto la scontata vittoria dei “sì”, attestati al 92.7%.

Un risultato che sembra coronare un sogno, quello dei curdi privi di una patria. Un sogno che può tramutarsi in un incubo, dal momento che la nascita del Kurdistan, se il referendum avrà un seguito, innescherà nuovi conflitti in Medio Oriente, come abbiamo spiegato in altra nota.

Il messaggio dell’Isis, giunto nello stesso giorno, ne è la riprova: indica che l’Agenzia del Terrore è pronta a cogliere le nuove opportunità che le vengono offerte dal revanscismo curdo e dagli ambiti internazionali che lo stanno alimentando.

La destabilizzazione conseguente all’attivismo curdo, infatti, rappresenta un brodo di coltura ideale per il movimento terrorista. Che dall’instabilità trae forza e alimento e nuove vie al suo agire.

I suoi tortuosi percorsi andranno quindi a intrecciarsi e sovrapporsi a quelli dell’attivismo curdo e degli ambiti internazionali che lo alimentano, come finora si sono intrecciati e sovrapposti a quelli della bande armate jihadiste scatenate in Iraq e Siria dagli stessi ambiti per abbattere Assad e destabilizzare l’area di influenza iraniana.

Un intreccio perverso che innescherà nuovi incendi nella regione. Sui quali Donald Trump potrebbe riversare altra benzina denunciando il trattato sul nucleare iraniano siglato dal suo predecessore.

Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di aver già preso una decisione in merito. La renderà pubblica a metà ottobre, ovvero quando scadranno i termini dell’intesa e sarà chiamato a pronunciarsi sul suo rinnovo.

In attesa, si può constatare la bizzarria di quanto sta avvenendo: la nascita del Kurdistan ha rigenerato il mostro del Terrore. Gli ambiti internazionali che stanno sostenendo la causa curda non potevano ignorare tale possibilità, conseguenza più che necessitata.

Semplicemente hanno preferito chiudere un occhio, o ambedue, pur di conseguire il proprio scopo, che è quello di impedire il consolidarsi della mezzaluna sciita, ovvero la realizzazione di una continuità territoriale dell’area di influenza iraniana da Teheran al Mediterraneo, che avrebbe consegnato all’Iran un ruolo di primo piano nella regione e nel mondo.

Un’eventualità che i neocon e le Petromonarchie del Golfo vogliono contrastare in ogni modo. Anche a costo di scatenare una guerra dagli esiti imprevedibili e di consentire alla nota Agenzia di riprendere la sua attività di macelleria globale.

Una conseguenza che andrà rammentata al prossimo attentato in terra d’Occidente, che sarà a breve, come sotteso nel nuovo, nefasto, messaggio dell’Isis, vero o falso che sia. Intanto, per allenarsi, alcune ore fa hanno macellato una  sessantina di soldati di Damasco.

Morti ammazzati dagli stessi che fanno strage in casa nostra, ai quali viene pure negato l’epiteto di vittime. Sono sgherri di Assad, in fondo se lo meritano: questo il messaggio implicito delle narrazioni che di questa guerra fanno i media mainstream. Tempi bui. Non solo per il Medio oriente.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page
per sostenere il piccolenote