25 settembre

Elezioni Germania: il crollo del Muro di Berlino

Martin Schultz e Angela Merkel

La scontata vittoria di Angela Merkel non è stata priva di colpi di scena: i media riportano in parallelo, e come prima notizia, l’affermazione dell’Afd, il partito nazionalista (il cui accostamento al nazismo è esercizio facile e altrettanto indebito) e il netto regresso della Spd.

In realtà la vera notizia è la seconda. Il crollo della Spd, che è evento niente affatto casuale ma risultato terminale del processo innescato dal crollo del Muro di Berlino, quando il Capitale finanziario trionfò sul socialismo e sulle sue varianti (tra cui il comunismo).

Da allora il socialismo (usiamo tale termine in senso generico e comprensivo delle varianti) è cambiato. Incalzato dal nuovo potere, ne ha accettato i fondamenti, giungendo a proporsi non più come forza di opposizione perché espressione degli interessi delle classi meno abbienti, ma come variabile “progressista” delle forze del Capitale finanziario (dove progressista è termine generico: vuol dire tutto e niente).

Una forza che può essere usata dal sistema in vari modi: sia come partito di governo, vedi il renzismo in Italia, sia come puntello del partito di governo, come la Grosse Koalition tedesca.

L’ultimo tipo di alleanza garantisce al governo di non avere un’opposizione interna, dal momento che è ricompresa nel governo stesso. Per questo è la soluzione più ambita dalle forze del Capitale finanziario, che avrebbero voluto una sua riproposizione in Germania, Paese chiave per i destini d’Europa (e poi anche in Italia, ma questa è un’altra storia e meno interessante).

Purtroppo tali forze sono rimaste vittime della loro stessa potenza di fuoco. Avendo modellato la Spd a proprio completo piacimento, esercizio del quale la candidatura di Martin Schulz a Cancelliere è stato simbolo politico, si sono preoccupate di lasciare le sembianze politiche al loro posto, ma ciò non ha impedito di esacerbare le classi di riferimento del partito, le quali hanno cercato interlocutori altri e altrove, in particolare nell’Afd.

La carcassa di quel che fu la Spd potrebbe ancora essere utilizzata per una rinnovata Grosse Koalition, ma è difficile che i suoi dirigenti la possano accettare, perché risulterebbe passo terminale non solo del partito, ma anche della loro stessa (più o meno utile) esistenza politica.

Così le forze più rattristate per la triste sorte della Spd sono quelle di sistema, che avevano puntato molto sul Frankenstein che avevano plasmato, un cadavere che pure aveva parvenze politiche e dei dinamismi propri, ancorché utili al sistema.

Con il venir meno della loro più riuscita creatura, il Capitale finanziario è costretto a navigare a vista: può contare ancora su varie e altre soluzioni, ma vede restringersi il campo delle possibilità.

Bizzarro che questa sconfitta, perché di sconfitta si tratta, avvenga proprio in forza del suo più grande trionfo, ovvero il crollo del Muro di Berlino, e in un giorno che vede un’altra delle sua affermazioni, ovvero l’ennesima vittoria di Angela Merkel, che alla vittoria del Capitale finanziario in Germania e in Europa ha dato un volto e un simbolismo politico.

 

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