21 settembre

La Catalogna e la Paura

Gli arresti di alcuni  dei protagonisti del referendum sull’indipendenza della Catalogna e l’intervento massiccio delle forze dell’ordine spagnole per evitare tale consultazione ferisce al cuore l’Europa.

Una repressione che ricorda quella franchista, annotano gli analisti. Non è un bello spettacolo. L’ondata repressiva è l’esito di un braccio di ferro che dura tempo, durante il quale le parti, il governo madrileno e il governo regionale catalano, si sono limitati a percorrere la propria strada, non tenendo in nessun conto il fatto che tali percorsi portavano a uno scontro frontale.

Nessuna ricerca di compromesso. Il governo di Madrid si è limitato a ribadire che il referendum era inaccettabile, posizione poi sostenuta in base alla sentenza della Corte suprema (che ne ha negato la legittimità). Dal canto loro, le forze indipendentiste hanno del tutto ignorato gli appelli del governo centrale e proseguito sul cammino intrapreso.

Gli indipendentisti erano convinti che Madrid non avrebbe usato tutta la forza dello Stato per impedire la consultazione. I secondi hanno semplicemente ignorato il problema: il referendum non può aver luogo, punto.

E così Barcellona, dopo l’attentato dell’agosto scorso, viene attraversata da un’altra ondata di destabilizzazione, di tipo diverso, ma con prospettive nefaste di più larga portata.

Va annotata la posizione della Ue: se il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker aveva in un primo tempo parlato di «non intervento nel conflitto catalano», come annota Andrea Bonanni sulla Repubblica del 21 settembre, «poi, dopo le rimostranze dei governi centrali, ha riconosciuto la fondatezza giuridica della posizione di Madrid e ha confermato che, se la Catalogna scegliesse l’indipendenza, dovrebbe ricominciare da capo il processo di adesione alla Ue, scontrandosi verosimilmente con un veto spagnolo».

«Ieri, di fronte agli arresti e alle perquisizioni», aggiunge, «Bruxelles si è trincerata dietro a un no comment che molti hanno interpretato come una silenziosa disapprovazione della linea dura adottata da Rajoy» [il primo ministro spagnolo ndr].

Interpretazione che non convince, anzi: Bruxelles con questo silenzio ha tenuto la linea, di fatto accettando tacitamente l’operato di Madrid, che non può certo sostenere pubblicamente.

La posizione della Ue è fondata sul timore che l’indipendenza catalana possa innescare un processo disgregativo nel Vecchio Continente. Una posizione che nasce dalla Paura.

Ma la Paura non è mai una buona consigliera: rischia di confondere e ottundere. Né Bruxelles può ignorare quanto sta accadendo in Spagna, trincerandosi dietro i no comment…

Si può ricordare la durissima reazione dell’Unione europea contro Varsavia quando il governo polacco riformò la magistratura; nel caso specifico si tratta di qualcosa di ben più eclatante.

Purtroppo la Ue, consegnata ai dogmi della globalizzazione, ha visto nell’iniziativa catalana solo un ulteriore vulnus a tali dogmi, dopo la ferita inferta dalla Brexit. Eventualità da evitare a tutti i costi.

Da qui il suo placet al pugno di ferro del governo di Madrid. Si è così innescato un conflitto che appare foriero di incognite: non solo ha consegnato agli indipendentisti maggiore consenso popolare, ma potrebbe aprire la strada al Terrore, che sa usare del caos per portare a segno i suoi colpi ferali.

Nota a margine. La querelle spagnola giunge in parallelo a quella irachena, dove il Kurdistan ha annunciato per il 25 settembre un referendum che la Corte suprema di Baghdad ha bocciato.

Un parallelo apparente, stante l’abissale diversità del contesto: l’eventuale referendum curdo aprirebbe le porte a nuove guerre in una regione già destabilizzata. L’indipendenza catalana non avrebbe tale devastante conseguenza.

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