12 settembre

Gaudenzio Ferrari, Natività di Maria

Gaudenzio Ferrari, un grande artista, soprattutto uno degli artisti più “umani”, ha un record: nessuno come lui ha dipinto tante volte il soggetto della Nascita di Maria, che la Chiesa ricorda, con una festa che si rinnova ogni anno, l’8 settembre.

Per chi fosse curioso elenco tre esemplari che andrebbero visti: la tempera meravigliosa scoperta pochi anni fa e custodita nel Santuario di Morbegno; l’affresco staccato dalla chiesa di Santa Maria della Pace a Milano e oggi conservato a Brera; infine il capolavoro della chiesa di San Cristoforo a Vercelli.

È su quest’ultimo che voglio soffermarmi. Gaudenzio Ferrari è un protagonista del rinascimento piemontese e lombardo. Cioè di un rinascimento antitetico a quello fiorentino, perché meno intellettualistico e contrassegnato da un’attenzione alla realtà e da un’adesione al dato umano.

Gaudenzio è il campione di questo rinascimento e la frequenza del soggetto della Natività di Maria ne è quasi una naturale conseguenza.

Proviamo a guardare questa immagine. L’ambientazione è assolutamente normale e quotidiana. C’è una dimensione di affettuosa premura che muove tutte le persone coinvolte; ognuno con calma svolge il suo compito.

La dimensione psicologica che lega tutti è quella di una contentezza diffusa. La stessa struttura compositiva dichiara questa dimensione: se il perimetro è quadrato, la costruzione interna ha un’armonia circolare.

Ogni figura in qualche modo si lega all’altra, con un ritmo quasi danzante. C’è un’attenzione anche a dettagli di semplicità sorprendente: come quello di Anna che ancora nel letto si ritempra dalle fatiche del parto mangiando un uovo, come consigliava evidentemente una consuetudine popolare.

Ma quello che più conquista di quest’opera è una simpatia per l’umano che si esprime anche nel gusto, sano e positivo, verso la dimensione fisica (basta vedere la donna che si espone in avanti mostrando la bella e generosa scollatura).

Questo è un aspetto che si lega proprio al soggetto: il fatto della nascita di Maria rende piena la vita delle protagoniste chiamate sulla scena da Gaudenzio Ferrari.

Sono tutte solerti e tangibilmente contente per questa evidenza di tenerezza. Per questa imprevista speranza bambina che è sbocciata tra le loro mani. Niente di fuori dalla norma. Niente di straordinario. Niente colpi di teatro.

Tutto accade dentro una semplicità che invade la stessa pittura di Gaudenzio. E che la fa così densamente affettiva. Del resto a Guadenzio era chiara la percezione che la nascita di Maria è l’istante in cui Dio diventa familiare all’uomo.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page
per sostenere il piccolenote