11 settembre

Siria: la liberazione di Deir Ezzor

Mentre l’attenzione internazionale si concentra, giustamente, sui disastri ambientali che stanno percuotendo il mondo (dal Messico all’America alla più vicina e cara Italia), e sulla crisi coreana, sulla quale non sono emerse novità di fondo, poca attenzione viene prestata a quanto avviene in medio Oriente, dove, dopo sei anni di guerra, sembra si sia arrivati a una svolta decisiva.

L’esercito siriano, infatti, e i suoi alleati russi e iraniani, sono a un passo dal liberare Deir Ezzor.

Città simbolo di questa guerra, è da anni assediata dall’Isis, che più volte ha tentato di espugnarla senza successo. La scorsa settimana l’esercito di Damasco ha rotto l’assedio, congiungendosi con gli assediati.

Le truppe siriane hanno anche messo in sicurezza l’aeroporto, chiave di volta per concludere l’operazione militare, e annunciato la prossima liberazione della città, che avverrà, ormai si può dire con certa sicurezza, nei prossimi giorni.

Deir Ezzor insomma è ormai  caduta e Damasco ha vinto. Con essa hanno vinto Russia e Iran, che hanno avuto un ruolo decisivo in questa guerra.

Una guerra mondiale, alle quale hanno partecipato, e perso, sul fronte opposto, non solo gli antagonisti regionali della Siria, anzitutto l’Arabia saudita e Israele, ma anche gli Stati Uniti e le nazioni occidentali associate al loro progetto di regime change.

Progetto fallito rovinosamente, nonostante siano stati investiti per la sua realizzazione miliardi di dollari. Un progetto che ha avuto come conseguenza la nascita del mostro, l’Isis appunto, come ha ammesso pubblicamente anche Hillary Clinton.

Ma sono considerazioni già fatte sul nostro sito e non ci dilungheremo oltre. Resta che Putin ha vinto la sua guerra mondiale. Agli Stati Uniti rimarrà Raqqa e dintorni, la capitale dell’Isis in Siria che Washington ha scelto come obiettivo della sua campagna militare (da vedere se vi installerà basi militari permanenti, sarebbe di fatto un’occupazione di parte di uno Stato sovrano).

E resta il nodo di Idlib, ancora sotto il controllo delle forze che si oppongono a Damasco, che però ora è parte marginale del conflitto (e peraltro sembra si sia sciolto nel corso della recente visita del generale iraniano Mohammad Hossein Bagheri in Turchia).

Il resto della Siria resterà sotto il controllo di Assad e presidiato dai russi, che stanno potenziando la loro presenza con il consenso delle legittime autorità siriane (almeno fino a elezioni prossime venture). Il mattatoio siriano va a chiudersi, e con esso va a chiudersi, conseguentemente, anche l’incubo del Califfato.

Il terrorismo internazionale ha ancora tante e imprevedibili frecce avvelenate nella sua faretra, ma il sogno del Califfo della paura, e dei suoi sponsor internazionali, di uno Stato del Terrore incistato in Medio Oriente, è finito. Grazie a Putin e ad Assad, non certo per merito delle operazioni anti-terrorismo occidentali.

Oggi è l’11 settembre. Allora furono le Torri gemelle. La caduta di Deir Ezzor, in Siria, ha a che vedere con quell’orrore.

Appare simbolico, in tal senso, il fatto che Abu Muhammad al-Shimali, il terminale operativo dell’Isis che secondo gli inquirenti francesi ha organizzato la cellula che ha fatto strage nel Bataclan, sia stato ucciso proprio nei pressi di questa città.

La Francia sembra aver capito il senso della svolta, come prova la visita del ministro degli Esteri transalpino Jean-Yves Le Drian a Mosca, avvenuta la scorsa settimana, durante la quale ha affermato la necessità di instaurare un rapporto di «fiducia» tra Occidente e Russia, mancato nel passato.

Un’autocritica significativa quanto costruttiva. Nonostante le tante forze ostative, può portare frutti.

Nella foto: festa per la rottura dell’assedio a Deir Ezzor

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