8 settembre

Altro Notes (o del ricominciare)

E così torniamo alle usate cose, e a Piccolenote. Con certa fatica e dita incerte sulla tastiera. Un ricominciare più povero, per questo più affidato alla Madonna, di cui oggi la Chiesa celebra la nascita.

La celebra e fa festa perché oggi ha visto la luce Colei che è stata «scelta e prediletta» dal Signore (così nelle preghiere) per dare alla luce la luce del mondo. Il suo, nostro, dolcissimo Gesù.

«Iesu mi dulcissime, spes suspirantis animae, Te quaerunt piae lacrimae  et clamor mentis intimae», così san Bernardo. «Gesù mio», appunto, come ci ha insegnato a dire anche la beata vergine Maria nella bellissima giaculatoria che ha voluto regalarci attraverso i pastorelli di Fatima cento anni fa.

Se non fosse per quel «Iesu mihi dulcissime», per la sua grazia che previene e tocca il cuore prima, prima del nostro usato affanno, le lacrime più pie sono solo lacrime, uguali a tante altre. E i sospiri, nostri e altrui, tolgono semplicemente il respiro. E il grido del cuore, del più profondo del cuore, è grido disperato.

Non che il Signore non veda quelle lacrime o non ascolti quegli accennati sospiri o il grido, a volte straziante, del cuore. Ché egli è il Creatore di infinita bontà e noi siamo sua amata creatura. Ma senza quella grazia precedente, la confusione del cuore e della mente complica maledettamente tutto (la ferita del peccato originale è ferita reale).

Così è piaciuto al buon Dio regalare ai suoi figli, ai suoi poveri figli che hanno avuto in sorte di esser stati fatti cristiani, uno strumento che rende più facile l’operare della sua grazia. Semplici parole, ma che si fanno preghiere («chi prega si salva» non è solo un detto, è destino felice). E una tenerissima Madre alla quale poter rivolgere tali preghiere.

Come l’Ave Maria, la preghiera forse più bambina di tutte, che chiede semplicemente alla Madonna di pregare Lei il Signore, ché noi poveri peccatori non sappiamo farlo.

Una preghiera facile, pronta all’uso, buona per ogni circostanza, anche per quelle più ardue; e per quelle più ardue di altre. Una preghiera che tanti santi hanno recitato con fede stupenda, negata a noi poveri peccatori.

Le nostre, di «Ave Maria», infatti scorrono in maniera diversa, più confusa e distratta (i pensieri, gli affanni, l’oppressione della vita) e risultano versi scomposti. Come quelli dei bambini piccoli che non sanno ancora articolare bene le parole.

Non serve, le madri capiscono al volo lo stesso e non possono resistere dal prenderli in braccio. Così è per la Madre Celeste, Lei che è la più tenera delle madri, con i suoi poveri figli che quella preghiera fa in qualche modo tornare bambini.

«Veni sancte Spiritus, veni per Mariam», è un’altra piccola preghiera cara al cuore di tanti cristiani. E che indica come attraverso Maria non ci è dato solo il dolcissimo Gesù, ma anche lo Spirito Santo. Il Consolatore, come lo chiama Gesù nel suo vangelo.

Tante sono le consolazioni che dà il mondo. Ma tutte, purtroppo, ferite dal peccato originale, che ha portato la morte nel mondo (l’ultimo nemico che Gesù ha sconfitto con la sua resurrezione). E la paura della morte.

Così che, per funzionare, tali consolazioni devono obliare o sublimare. Tentativi più che buoni e più che umani, ma drammaticamente inani.

Non così il Consolatore, la cui dinamica è altra e divina. Non cancella né sublima le pene. Ché «a ogni giorno basta la sua pena» è parola (realistica) di Gesù, che pure ha pianto per il dolore che la morte del suo amico Lazzaro aveva generato in Maria e nei suoi amici. Egli, il Consolatore, semplicemente abbraccia, con tenerezza infinita.

Allora è come un bambino che piange, ma in braccio a sua Madre. Un abbraccio che in tempi e modi non nostri, perché propri della misericordia divina, conforta, lenisce, dà requie. Qui sulla terra, per istanti più o meno durevoli, e nel Suo Paradiso, in eterno e per sempre.

Piace concludere questa nota con un’altra preghiera alla Madonna, ancora di san Bernardo. Non per aggiungere cose. Ma perché alcune delle frasi che la compongono adornano, fissate nel muro, una statua della Madonna di una chiesa montana. Una statua che tanti occhi hanno fissato nel tempo. E alcuni più cari di altri.

Frasi che oggi riecheggiano di più cara memoria (avremmo voluto riportare solo la traduzione italiana, purtroppo non rende la bellezza del testo latino…).

Respice stella, voca Mariam

O quisquis te intelligis in huius saeculi profluvio magis inter procellas et tempestates fluctuare, quam per terram ambulare ne avertas oculos a fulgore huius sideris, si non vis obrui procellis.

Si insurgant venti tentationum, si incurras scopulos tribulationum, respice stellam, voca Mariam. Si iactaris superbiae undis si ambitionis, si detractionis, si aemulationis respice stellam, voca Mariam. Si iracundia, aut avaritia aut carnis illecebra naviculam concusserint mentis, respice stellam, voca Mariam.

Si criminum immanitate turbatus, conscientiae foeditate confusus, iudicii horrore perterritus, barathro incipias absorberi tristitiae desperationis abisso cogita Mariam.

In periculis, in angustiis, in rebus dubiis Mariam cogita, Mariam invoca. Ipsam sequens non devias, Ipsam rogans non desperas, Ipsam cogitans, non erras Ipsa tenente, non corruis, Ipsa protegente, non metuis, Ipsa duce, non fatigaris, Ipsa propitia, pervenis.

Guarda la stella, invoca Maria

Tu che ti avvedi che nello scorrere della vita terrena siamo sballottati da tempeste e burrasche, piuttosto che camminare sicuri su questa terra, non distogliere lo sguardo dal fulgore di questa stella, se non vuoi essere travolto dalla bufera.

Se insorgono i venti delle tentazioni e se vai a sbattere sugli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria! Se i flutti dell’orgoglio, dell’ambizione, della calunnia e dell’invidia ti sballottano di qua e di là, guarda la stella, invoca Maria! Se l’ira, l’avarizia, l’attrattiva della carne sconquassano la piccola nave che è la tua anima, guarda la stella, invoca Maria!

Se sei turbato per l’enormità dei tuoi peccati, confuso per le turpitudini della tua coscienza, terrorizzato al terribile pensiero del giudizio, se stai per precipitare nel baratro della tristezza e nell’abisso della disperazione, rivolgi la mente a Maria!

Nei pericoli, nelle angustie, nei dubbi, rivolgi la mente a Maria, invoca Maria. Seguendo Lei non devierai, invocandola non sarai preda nella disperazione, rivolgendo il pensiero a lei non ti smarrirai. Se ti lascerai sostenere da Lei non cadrai, se da Lei ti farai proteggere non temerai, se da Lei ti lascerai condurre non ti stancherai, se Lei ti sarà propizia giungerai alla meta.

La meta. Il Suo Paradiso, appunto.

Ps. Ci sia perdonata la lunghezza del testo, ma il Notes si è scritto da solo. Noi gli abbiamo solo accordato lo spazio richiesto. Nella foto, la statua della Madonna della chiesa montana richiamata nel nostro povero scritto.

A quanti, lettori di Piccolenote, attendono dal nostro sito nuove dal mondo una rassicurazione dovuta. Torneremo all’usata geopolitica. Ma questo domani, oggi va bene così.

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