18 agosto

Attacco alla Catalogna

La Bestia colpisce ancora. Un attentato che per modalità ricorda quello di Nizza, il più efferato degli ultimi anni in Occidente, quindi con rimandi al terrore più oscuro. A travolgere la folla a Barcellona,  stavolta non è un camion ma un furgone, ma è lo stesso.

Una strage che sulle prime era stata attribuita a un lupo solitario, Driss Oukabir, il cui documento era stato ritrovato dentro il furgone, come in altri attentati made in Isis. Una circostanza che, anche in passato, aveva fatto sorgere domande a tanti: perché andare a compiere un attentato con i propri documenti, e perché lasciarli in bella vista così da essere subito rintracciati?

Domande spontanee che erano state irrise dai media mainstream, i quali non pongono domande, che pure sono l’essenza del giornalismo, ma hanno risposte: sarebbe un gesto di sfida, una dinamica simile a quella propria dei serial killer made in Usa.

Una risposta che non convince affatto, stante che alcuni di questi attentatori, non i kamikaze, si sono dati alla fuga, e lo scopo di chi si dà alla macchia è quello di non essere trovato…

Nel caso specifico, il pluri-ricercato si è addirittura recato in questura a denunciare il furto del documento. Ma ormai il suo destino era segnato: “sbatti il mostro in prima pagina” non è solo un detto, ma una regola ferrea cui non si può derogare, soprattutto in circostanze del genere.

La sua posizione è scalata da omicida a collaborazionista, ma poco cambia, è stato tratto in arresto. Davvero difficile immaginare un terrorista tanto ingenuo da immaginare che consegnarsi alla polizia sia un modo per sviare gli inquirenti.

Comunque, al di là, l’attenzione si poi appuntata sul fratello Moussa, il quale, secondo la narrazione, gli avrebbe sottratto i documenti per attuare l’azione. Ha diciassette anni…

In più non si è trattato dell’azione di un lupo solitario, ma di un intero branco. Prima della strage era saltata in aria una casa nella quale erano stipate bombole di gas, fatto successo ad Alcanar Platja, presso Tarragona.

Secondo la ricostruzione fornita dal capo dei Mossos d’Esquadra (la polizia catalana), Josep Llluis Trapero, a un giornale spagnolo, le bombole dovevano servire per l’attentato di Barcellona. I terroristi ne avrebbero fatto esplodere per imperizia una o più, attirando così l’attenzione della polizia, e il piano sarebbe stato modificato.

Ciò avveniva appunto prima dell’eccidio di Barcellona, mentre il giorno successivo alla strage una squadra di terroristi provava a ripetere l’azione con insuccesso a Cambrils: la loro auto, lanciata sulla folla, sarebbe stata intercettata e i terroristi uccisi. Sempre di ieri. e sempre a Barcellona, il tentativo di forzare un posto di blocco da parte di un’automobile: anche l’autista della vettura, arrestato, farebbe parte del branco.

Sulle prime si era detto anche che gli autori della carneficina della Rambla si sarebbero asserragliati in un locale, prendendo anche ostaggi. Una bufala, come ne circolano tante sui media mainstream in circostanze del genere (la verifica delle informazioni è ormai diventato esercizio secondario: l’importante è dare notizie e più sensazionali possibili; si fanno più lettori).

Ma torniamo alla strage di Barcellona, per segnalare un’anomalia: lo stragista, come per l’attentato di Berlino, non aveva progetti suicidi, come accade per i kamikaze usa e getta utilizzati di norma dalla Bestia (tale l’affetto verso i suoi adepti).

Al contrario degli usuali pazzi esaltati, l’attentatore, o gli attentatori, di Barcellona hanno dimostrato di possedere sangue freddo e un’eccellente preparazione: dopo l’azione si sono dileguati tra la folla, divenendo invisibili tra la moltitudine terrorizzata. Roba da professionisti. Risulta invero difficile immaginare un diciassettenne con una preparazione tanto professionale.

Come professionisti dovevano presumibilmente stazionare all’intorno: complici pronti ad aiutarne l’esfiltrazione.

Possibile che nei prossimi giorni sia recapitato il solito filmino con protagonista un qualche ebete farneticante pronto ad ascriversi la strage (magari lo stesso Moussa o altri). Ma dietro e/o accanto all’ebete potrebbe esserci altro e più sofisticato.

In attesa dell’eventuale video, l’Isis si è ascritto la strage. E, al solito, la rivendicazione è stata scoperta dal Site, agenzia d’informazioni specializzata in Terrore. Che, al solito, ha rinvenuto il messaggio su internet grazie ai suoi sofisticati mezzi, evidentemente più efficaci di quelli di tutte le agenzie di intelligence occidentali che non arrivano mai prima.

Resta da capire perché un’Agenzia terroristica che intende rivendicare in maniera tanto eclatante un’azione tanto sanguinaria nasconda tale rivendicazione tra le pieghe del web in maniera tanto accurata da risultare invisibile agli occhi dell’intelligence di cui sopra. Ma va bene così.

Al di là delle note di cronaca nera, va registrata un’altra singolarità, cui è necessaria una divagazione (ce ne scusiamo), che riguarda il nuovo capitolo del caso Regeni scritto in questi giorni. Sul punto rimandiamo ad altro articolo (vedi Piccolenote), registrando in questa sede solo un particolare della vicenda, ovvero il ritorno della campagna “Verità per Regeni”.

Prendiamo spunto da questo particolare per altro. Tutti sanno che l’Arabia Saudita e i Paesi del Golfo finanziano i movimenti jihadisti che ammorbano le terre arabe (in Siria come in Libia come altrove).

Soldi che per rivoli diversi confluiscono anche nella casse di movimenti jihadisti considerati tout court terroristi: l’Isis, appunto, e al Nusra (al Qaeda), di fatto contigui con quei movimenti, come palesa in maniera «inconfutabile» la guerra siriana, dove agiscono in maniera coordinata.

Qualcuno ha mai lanciato una campagna “Verità sui finanziamenti al Terrorismo”? Non risulta. Né risulta sia stata avviata una vera opera di contrasto al finanziamento del terrorismo, che pure costa parecchio: costa la propaganda (video sofisticatissimi quelli dell’Isis), la clandestinità, le reti di reclutamento, la paga degli operai del Terrore, gli attentati… potremmo continuare, ma è solo per fare qualche banale esempio.

Ultima considerazione. Abbiamo scritto altre volte che il Terrore ha prospettive globali. E proprio la globalizzazione della sua azione necessita una risposta globale. Cosa che implica inevitabilmente un accordo tra Russia e Stati Uniti.

Purtroppo non si può dare un coordinamento di intelligence in una situazione di aperta conflittualità. Occorrerebbe quindi un appeasement tra le due potenze: esattamente quel che aveva immaginato Trump e che i suoi avversari interni e internazionali stanno pervicacemente ostacolando con notevole successo.

Peraltro tali ambiti reputano la Russia più pericolosa dell’Isis (asserzione che oggi stride in maniera particolare), nonostante sia inconfutabile che Mosca abbia messo in rotta il Califfato in Siria.

Il successo della campagna avversa alla distensione tra Stati Uniti e Russia consegna all’Agenzia del Terrore vaste praterie per le sue occulte manovre. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Ps. Mentre scrivevamo giunge notizia di un altro crimine attribuito al terrorismo, stavolta in Finlandia, nella città di Turku. Un uomo ha accoltellato dei passanti. Due i morti. Gli inquirenti stanno indagando, ma senza attendere neanche le prime risultanze dell’inchiesta, i media riportano testimonianze che indicherebbero che l’accoltellatore avrebbe gridato «Allah Akbar». È ormai diventato un topos quello di riportare testimonianze anonime del genere, anche se non vere (è accaduto in passato). Anche se non confermate successivamente, l’effetto sul pubblico è assicurato. Ci limitiamo ad aspettare l’esito dell’inchiesta. 

PPs. Ancora dopo: secondo nuove informazioni Moussa Oukabir sarebbe stato ucciso nell’automobile intercettata a Cambrils. Si attendono le analisi biometriche per il riconoscimento. Nel caso specifico, evidentemente, girava senza documento.

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