14 agosto

L’Assunta o del giovane splendore

Era arrivata a Pietralcina e, come le moltitudini che accorrevano da Padre Pio, aveva tante cose da confidare al santo per ricercarne il conforto. Una spina in particolare riguardava il destino eterno di suo padre, ormai defunto.

Contadino, non aveva condotto una vita commendevole, anzi. Tra le altre cose pare fosse solito infrangere il primo comandamento, quello che indica di non nominare il nome di Dio invano. Da qui la spina nel cuore della povera figlia.

Così, giunta a ridosso del santo, prende il coraggio a due mani e si confida, con certo presumibile timore.

Non temere per lui, l’inattesa risposta del frate, la sua anima è salva.

Forse incalzato dalla donna, il santo aveva continuato il suo dire, spiegando che il padre, nonostante tutte le sue miserie, quando smetteva il lavoro dei campi era solito tornare a casa da una stradina che, a un certo punto, costeggiava un piccolo santuario posto ai margini del paese. E lì, di nascosto, era solito porre dei fiori davanti alla statua della Madonna.

La Madre di Dio non poteva permettere che andasse perduta l’anima di un uomo che in vita aveva usato tanta cortesia nei suoi confronti, concluse il santo.

È un aneddoto che mi è stato stato confidato da persona fidata e cara, immune da aneliti visionari. Una storiella che mi aveva colpito per la sua semplicità e che avevo in mente di riportare prima o poi su Piccolenote.

Mi pare sia questo un giorno propizio, alla vigilia della solennità dell’Assunzione della beata Maria vergine in cielo in anima e corpo. Perché accenna in maniera stupenda alla dolcezza con la quale la Madre celeste guarda i suoi figli sperduti nel mondo e nelle sue insidie.

Così concludiamo con un altro cenno, stavolta tratto da una poesia di Charles Péguy, che indica un modo, uno dei tanti, con il quale, un povero fedele, un povero peccatore, può a sua volta guardare la Madre del Signore.

«Non domandiamo niente, rifugio del peccatore,
se non l’ultimo posto nel vostro purgatorio,
per piangere a lungo sulla nostra povera storia,
e contemplare da lontano il vostro giovane splendore».

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