28 luglio

Usa: sanzioni alla Russia e all’Europa

«Le nuove sanzioni alla Russia votate alla Camera di Washington prendono di mira il progetto chiamato North-Stream 2, il gasdotto che dalla Russia dovrebbe fornire direttamente la Germania passando per il Mar Baltico». Così Federico Rampini sulla Repubblica del 27 luglio, che spiega come le nuove sanzioni nascono nel clima del Russiagate, che vede gli americani individuare in Putin il nemico giurato dell’America e del mondo.

 

Il voto lascia pochi spazi di manovra a Trump, spiega Rampini. Semmai il presidente degli Stati Uniti avesse avuto intenzione di sollevare le sanzioni promulgate durante l’amministrazione Obama, il Congresso lo ha bloccato «preventivamente». Da oggi gli rimane solo la libertà di «inasprirle».

 

Le nuove sanzioni colpiscono duro sull’energia. che «la Russia usa per ricattare i vicini», come viene spiegato nel testo votato negli Stati Uniti. Sempre in quel testo, prosegue Semprini, «c’è un riferimento esplicito al gasdotto Nord Stream 2, progetto guidato dalla copofila Gazprom, che viene definito “nefasto per la sicurezza energetica dei paesi europei”. Con un simile linguaggio, il Congresso presenta questo inasprimento anche come una difesa degli interessi europei. Berlino, Bruxelles e altre capitali europee non la pensano affatto così».

 

Nord Stream consente al gas russo di arrivare in Europa aggirando l’Ucraina, deviazione che toglie a Kiev e ad altri Paesi dell’Est la possibilità di tassarlo e lucrare sul bisogno di energia del resto d’Europa.

 

Il gasdotto, peraltro, inserisce «un cuneo nell’alleanza tra l’Unione europea e l’Ucraina, visto che crea un canale diretto di fornitura di energia dalla Russia alla Germania aggirando l’Europa centrale. A questo si aggiunge il fatto che Gazprom ha coinvolto una miriade di aziende europee come partner, e queste sarebbero esposte alle nuove sanzioni americane».

 

Non solo motivi geopolitici: dietro la mossa americana ci sarebbero anche interessi più contingenti. Washington, infatti, accarezza l’idea di rimpiazzare la Russia nella fornitura di idrocarburi all’Europa, dal momento che ha iniziato a estrarli in casa attraverso il fracking.
Alle interessanti notazioni di Semprini ci permettiamo aggiungere che le pressioni americane per mandare a vuoto la costruzione del Nord Stream 2 obbediscono anche alla funzione di eliminare un pericoloso punto di raccordo tra Mosca e Bruxelles.

 

L’eventuale convergenza tra Russia ed Europa, infatti, viene vista con terrore da Washington, dal momento che creerebbe l’area produttiva-commerciale più importante del mondo. Da evitare a ogni costo.

 

Le sanzioni contro il Nord Stream seguono di qualche giorno la benedizione di Trump al progetto Intermarium rilanciato dalla Polonia in questi ultimi tempi.

 

Si tratta di un progetto volto a creare un’area geopolitica omogenea nell’Europa dell’Est in stretto rapporto con Washington (e più con questa che con Bruxelles), che oltre a far da volano all’economia dell’Europa dell’Est, funga da barriera tra Russia ed Europa occidentale (vedi Piccolenote).

 

Da questo quadro si capisce bene che non si tratta di sanzioni contro la Russia, ma contro l’Europa. Una misura volta a piegare una volta per tutte gli alleati-concorrenti, troppo spesso riluttanti a seguire di slancio i desiderata dell’Impero.

 

Così se gli Stati Uniti riusciranno ad allargare il cuneo che divide l’Europa occidentale dalla Russia (vedi Intermarium e altro) e a diventare i primi fornitori di energia del Vecchio Continente, quest’ultimo vedrà erosi gli ultimi margini di libertà di cui può ancora godere. Provincia secondaria dell’Impero, la sua decadenza sarà solo una conseguenza necessaria quanto inevitabile.

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