22 luglio

Un Notes per Maria di Magdala

Tante le “Maryam” del Vangelo, tante che poi sono state tutte associate a Maria Maddalena, di cui oggi ricorre la festa. Tante che nei secoli sono state identificate in una sola persona: la Maria che ha lavato i piedi di Gesù con le sue lacrime, la sorella di Lazzaro e Maria di Magdala, che stava sotto la croce e, come racconta Giovanni, seguì al sepolcro Pietro e Giovanni, corsi a vedere quel che era successo in quel giorno radioso.

I due avevano trovato teli e sudario piegati e riposti, quei segni per cui  «l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette».

«Maria invece stava all’esterno, – continua il Vangelo – vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto”.

«Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”. Ella si voltò e gli disse in ebraico: “Rabbunì!” – che significa: “Maestro!”. Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro””. Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: “Ho visto il Signore!” e ciò che le aveva detto».

Commuove questo passo del Vangelo. Annunzia la resurrezione, la cosa più importante, anzi decisiva del cristianesimo. Senza la quale esso sarebbe una bella favola, anzi una tragedia terribile, ché la più bella avventura mai avvenuta al mondo era finita con la morte del suo stupendo protagonista.

Ma commuove, e tanto, la delicatezza con la quale tale resurrezione viene annunciata ai suoi e, attraverso i suoi, al mondo. Non con un rullo di tamburi, quello che apparirebbe adatto a una vittoria tanto grande, così grande da sembrare impossibile. Ma con una carezza: «Donna, perché piangi?».

È la domanda che si sente porre due volte questa povera donna, prima dagli angeli poi dal suo stesso Signore. «Perché piangi?». Una commozione trattenuta, quella di Gesù che la vede in lacrime e lacrime disperate.

Lei che neanche lo riconosce se non quando egli si fa riconoscere, come da dinamica usuale che vede il Signore sempre precorrere i suoi. E che si fa riconoscere chiamandola per nome, come tante altre volte aveva fatto prima.

Il suo Signore che doveva andare in cielo ma che pare non ce l’abbia fatta a trattenersi davanti a quel dolore straziante. Così che a lei ha voluto rivelare subito la bellissima notizia, forse prima del tempo. Di certo prima ancora di andare in cielo da suo Padre.

Quanta misteriosa predilezione in questa sequenza temporale tanto incongrua quanto impossibile anche all’immaginazione umana. «Non mi trattenere», gli dice infine Gesù, lui che si era scomodato a trattenersi per consolarla.

E quanta delicatezza anche nell’affidarle il messaggio per i suoi, così che fosse umana anche quell’indicazione tanto soprannaturale. Gesù non si serve di visioni, di telepatie.

Sceglie una donna, una povera donna. Quella povera donna che aveva atteso e consolato. E che l’aveva riconosciuto dal suono della voce. Quando subito, all’udirla, aveva esclamato con incredulo sollievo: «Maestro!». Una parola che racchiudeva tutta una vita. Perduta e ritrovata.

Nell’immagine: Beato Angelico, Noli me tangere

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page
10 novembre

Papa Luciani

30 settembre

Un Notes per Luciani

per sostenere il piccolenote