Mondo

13 luglio 2017

Gli Usa mediano tra Qatar e Arabia Saudita

«Il Qatar e gli Stati Uniti hanno firmato un memorandum d’intesa per la lotta contro il finanziamento del “terrorismo”. Lo ha reso noto il ministero degli esteri di Doha».

 

«L’accordo è stato confermato dal segretario di Stato Usa  Rex Tillerson che si trova in visita in Qatar, in missione da pontiere nella crisi diplomatica con i paesi del Golfo». Così sulla Repubblica dell’11 luglio.

 

Un’iniziativa di peso quella dell’amministrazione americana, che va a contrapporsi ai desiderata di Mohammad bin Salman (anche MBS). Uomo forte di Ryad, il principe ereditario, e vero monarca del Paese, ha dato vita a uno scontro frontale con il Qatar immaginando di conseguire un immediato successo (genuflessione dell’emiro rivale o sua destituzione).

 

Dopo aver accusato Doha di finanziare il terrorismo, MBS aveva stretto a sé i suoi fidi alleati (Bahrein ed Emirati Arabi Uniti in particolare) in una campagna volta a isolare il Qatar.

 

Ma il suo sogno si è infranto presto: dopo aver rigettato l’ultimatum di Ryad, Doha ha stretto ancora di più i legami con il suo alleato turco, che ha rafforzato il contingente stanziato nella sua base locale. Mossa che ha reso quasi impossibile un eventuale colpo di mano (suonerebbe come una dichiarazione di guerra contro Ankara).

 

La mossa americana, peraltro basata proprio sulle accuse rivolte da Ryad a Doha, di fatto suona come una correzione di rotta rispetto a quanto avvenuto in occasione del recente viaggio di Trump in Arabia Saudita.

 

In quel viaggio era stata ristabilita la storica alleanza tra i due Paesi, logoratasi durante la presidenza Obama, ed era stato ricostituito l’asse Washington-Ryad che per lunghi anni ha concesso a Ryad di godere di relazioni privilegiate con l’America.

 

L’iniziativa di Tillerson indica che i privilegi di cui può usufruire Ryad hanno un limite. E tale limite è stabilito dagli interessi americani nel Golfo e, più in generale, in Medio Oriente.

 

L’amministrazione Usa ha preso atto che Ryad non ha vinto nel breve, come probabilmente gli era stato assicurato. Ora non può consentire che il braccio di ferro metta a repentaglio la sicurezza, e la stessa permanenza, della base americana ubicata in Qatar, la più grande del Medio Oriente.

 

Né può permettere un conflitto aperto in seno all’ambito sunnita, che concederebbe nuovi spazi di manovra ai rivali sciiti, i quali guadagnerebbero ulteriore peso nello scacchiere mediorientale, in danno dell’influenza di Washington sullo stesso.

 

Da qui la necessità di trovare un compromesso tra i due litiganti. Una correzione di rotta, appunto, che suona però come una sconfessione della politica di potenza di MBS. E ne mina l’autorità.

 

Uno sviluppo pericoloso per quest’ultimo, dal momento che, essendogli stata assegnata la corona futura in modo alquanto arbitrario, si è procurato molti nemici interni. Pronti ad approfittare degli spazi di manovra concessi loro dalla fallibile irruenza del giovane principe.

 

 

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