Mondo

10 luglio 2017

Gli sciiti e “l’errore storico” di Israele

Riportiamo un passaggio di un articolo di Ben Caspit pubblicato il 5 luglio su Al Monitor: «In Israele ci sono persone che confessano come sia stato un “grave errore storico” l’aver iniziato un conflitto con gli sciiti piuttosto che accettarli e allearsi con loro, proprio come Israele ha fatto con i Drusi. “Gli sciiti sono una minoranza e sono considerati eretici dai sunniti, proprio come i drusi e gli yazidi”, ha dichiarato ad Al-Monitor, in condizione di anonimato, un alto ufficiale israeliano».

 

«Non lo hanno capito nel 1948 [guerra di indipendenza di Israele] né nel 1982 [Prima guerra del Libano]. Invece di cercare un rapporto con la popolazione sciita del Libano e offrire loro un qualche tipo di accordo che contempli la difesa reciproca, li abbiamo trasformati nei nostri nemici. Ciò sarà rimpianto per generazioni»,

 

«Perché il modo in cui gli sciiti percepiscono la regione e il loro status nell’Islam li rende molto più disposti dei sunniti a collaborare con noi. Possiamo solo immaginare un cambio di rotta una volta che la Rivoluzione iraniana sarà finita […] ma nessuno sa quando ciò avverrà».

 

Più che interessante questo articolo-rivelazione di Caspit. Resta un po’ di perplessità per il fatalismo insito nelle affermazioni dell’ufficiale israeliano di cui ha raccolto la testimonianza, il quale immagina l’attuale processo degenerativo dei rapporti tra Israele e sciiti come deriva immutabile.

 

Come se appunto non ci si possa attendere nulla di diverso. Se anche a Teheran ragionano così non c’è alcuna speranza di pace e lo scoppio di un prossimo conflitto (che potrebbe essere in Libano, come accenna in altra parte l’articolo) potrebbe diventare inevitabile.

 

Ma ad oggi Israele deve mettere in conto che sarà sempre più difficile iniziare una guerra “preventiva” senza subire conseguenze (come peraltro paventa anche Caspit).

 

Forse tale consapevolezza potrebbe portare a valutare la presidenza di Hassan Rouhani (che ha portato un vento di cambiamento in Iran) come un’opportunità. Vedremo.

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