5 luglio

Corea del Nord: serve un’area di tregua strategica

Un nuovo test missilistico da parte della Corea del Nord e la tensione in estremo Oriente sale a livello preoccupante. Anche perché si aggiunge a quella già accumulata negli ultimi giorni a causa di alcune improvvide iniziative americane (la fornitura di armi a Taiwan, l’invio di un cacciatorpediniere nel mar cinese meridionale), che hanno provocato le proteste di Pechino.

Interpellato da Guido Santevecchi per il Corriere della Sera (5 luglio), il professor Shi Yinhong, che dirige il Centro studi americani presso l’Università Remnin in Cina, ha spiegato che lo sfoggio muscolare di Kim Jong-un innescherà ulteriori sanzioni dell’Onu contro la Corea del Nord, che la Cina non potrà che applicare logorando ancora di più le sue relazioni con lo spigoloso vicino.

«Pechino non può ottenere vantaggi da questa crisi», ha aggiunto il professore, «ma piuttosto pagare un costo elevato. Il rischio è che con sanzioni cinesi più stringenti, Pyongyang replichi con maggiore ostilità, senza che gli americani e i sudcoreani siano comunque soddisfatti […]. La Cina non dovrebbe tagliare i ponti e perdere Pyongyang; abbiamo bisogno di un’area di tregua strategica».

Il professore si mostra scettico sulla possibilità che gli Stati Uniti attacchino la Corea del Nord, perché essa «ha la capacità di contrattaccare colpendo duramente il Sud». E però più si accumula la tensione più c’è il rischio che la situazione deflagri a causa di incidenti imprevedibili.

Così la via della distensione, nonostante le difficoltà che comporta, resta una necessità, in particolare soprattutto in questo angolo di mondo dove da tempo non alberga la pace, stante che, come ricorda Jean H. Lee, (studiosa del Wilson Center) sulla Repubblica del 5 luglio, si sta cercando di «evitare la guerra su un territorio dove la guerra in teoria non è mai finita – alla tregua del ’53 non è mai seguito un trattato di pace».

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