3 luglio

E Mueller se ne va

Ha fatto rumore la rimozione del cardinal Gerhard Mueller dal dicastero della Dottrina della Fede da parte di papa Francesco, il quale non lo ha rinnovato nella carica alla scadenza dei cinque anni, come voleva invece una prassi consolidata e con rarissime eccezioni storiche (che confermano la regola).

Al di là dei più che inopportuni commenti di alcuni cosiddetti vaticanisti, che si sono cimentati nel facile esercizio del calcio dell’asino, resta il dato della scelta papale.

Dato che, al di là delle criticità che sembra abbiano posto distanza tra i due, può essere visto più in generale come un segnale di frattura tra Francesco e Benedetto XVI.

O, più banalmente, come lo sganciamento definitivo di questo pontificato dal precedente, che aveva proprio nella conservazione dei cardinali Mueller e Sarah (quest’ultimo prefetto della Congregazione per il culto divino) in posti più che cruciali sotto il profilo della dottrina e della pratica (liturgica e sacramentale) cattolica, il segno più evidente.

Se finora c’era stata una sorta di coabitazione delle due diverse sensibilità dottrinali, quella propria di Benedetto e quella propria di Francesco, da ieri tale coabitazione pare essersi dissipata.

E ciò anche perché la successione dell’arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer al porporato tedesco, del quale è stato per anni il vice, è stata letta per lo più, e giustamente, non come un segno di continuità ma di discontinuità nella subalternità; e forse, tra l’altro, è anche più precaria e a scadenza di quanto si pensi.

Tale il dato, che va registrato per quello che è, al di là di una possibile prossima apparizione pubblica comune dei due sommi pontefici, il regnante e l’emerito, che potrebbe servire per chiudere spazi a ulteriori polemiche.

Per il resto tale iniziativa non appassiona più di tanto: in un mondo in cui non esiste più la fede, né si sa più cosa essa sia, il custode della Dottrina cattolica ha un ruolo più che marginale.

Grazie a Dio c’è un solo Custode, e non è di questo mondo. Quanto all’attuale Pontificato, forse non si accorge, o forse sì, che iniziative dirompenti come questa, in linea con altre pregresse, suscitano contrasto.

Un contrasto che in genere è usato (almeno finora è stato così) dai nemici della Chiesa, interni ed esterni ad essa, per contestare l’operato papale e, allo stesso tempo, ritagliarsi un ruolo di defensores fidei agli occhi dei fedeli e del mondo.

È un gioco al massacro sottile e di certa scaltrezza (che è altro dall’intelligenza), alimentato, anche inconsapevolmente, da ambiti e vaticanisti “entusiastizzanti” di Francesco. E del quale fanno la spesa quanti, poveri fedeli, sono rimasti nell’ovile del Signore al di là delle simpatie per questo o quel papa.

Su una maglietta che ebbe certo successo alcuni anni fa una scritta: «Dio c’è e non sei tu. Rilassati». Una frase che potrebbe aiutare a conservare la fede, almeno quell’ombra residuale che ne è rimasta.

E ciò nonostante il culturismo intellettual-agonistico in cui si esercitano gli entusiastizzanti di Francesco o il polemismo a ciclo continuo dei suoi avversari acattolici (che è altro dall’esercizio di critica che può essere legittimamente esercitato, nella libertà, dai figli di Dio e proprio della libertà dei figli di Dio).

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