26 giugno

Da piazza della Loggia a Fatima

Il 20 giugno scorso la Corte di Cassazione italiana ha confermato la condanna all’ergastolo di due uomini accusati di aver partecipato alla strage di Piazza della Loggia a Brescia: Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, il primo uomo dell’estrema destra e il secondo un informatore dei servizi di informazioni italiani (tautologia voluta).

La strage, perpetrata attraverso una bomba, avvenne il 28 maggio del 1974, e fu uno degli eventi simbolo della strategia della tensione: otto i morti e oltre cento i feriti.

Una condanna simbolica quella del tribunale italiano, poco più, ma molto significativa perché fa intravedere, anzi riscontra, quanto avvenuto veramente in quegli anni, al di là della narrazione ufficiale e mediatica: ovvero la comunanza di interessi tra estremismo (qui nero, altrove rosso) e servizi segreti cosiddetti deviati (come vengono definiti da certa narrativa i servizi consegnati a interessi alti e altri da quelli legittimi).

Prima o poi occorrerà scrivere di quegli anni oscuri e magari accennare a quanto vi si è veramente consumato: la lotta feroce che è stata portata all’Italia, alla sua classe dirigente e alla Chiesa, che a quella classe dirigente era legata. Una lotta continua, sorda ed efferata, che è altra da quanto è raccontato. E che ha conosciuto vincitori e vinti.

Un conflitto (in)civile che ha devastato l’Italia, della quale non rimangono che macerie, sulle quali si consuma il teatrino quotidiano politico-mediatico sotto l’occhio vigile dei garanti per l’Italia degli oscuri vincitori di allora. E che ha devastato la Chiesa, che è stata consumata dall’interno da un conflitto ancora più occulto e feroce.

Sono i vincitori di allora quelli che poi hanno scritto la storia d’Italia (e della Chiesa) di quei decenni, ovviamente a loro uso e consumo. Una storia che prima o poi andrà appunto riscritta, anche se solo a futura memoria.

A oggi, basta accennare che l’uomo della strage di Piazza della Loggia è stato arrestato a Fatima. Nei giorni in cui i boschi all’intorno erano consumati da un incendio singolare e assassino, che ha seminato morte e distruzione. Su quel rogo abbiamo scritto una nota precedente, alla quale rimandiamo (cliccare qui), perché ancora più significativa oggi di ieri.

Una sorta di sfida incendiaria quella portata a Fatima, della quale quell’arresto sembra essere una oscura risposta, ovviamente sul piano simbolico dal momento che si tratta di eventi diversi e scollegati.

Ma certo piano simbolico, come detto, a volte rimanda a chiavi di lettura più profonde e reali di certa narrativa d’accatto che profonde dai giornali italiani, anch’essi ormai ridotti a macerie di un passato (quasi) glorioso. Non più informazione ma inutile gossip. E va bene così.

Non ci dilunghiamo sui punti in questione. Ad oggi bastano queste righe di gratitudine che consegnamo al nostro povero sito, scusandoci con i lettori per aver forse abusato per una volta dell’implicito. D’altronde in un mondo in cui impera la menzogna, meglio nel tempo dell’Impero della menzogna, l’implicito è l’unico modo di raccontare cose reali.

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