Postille

16 giugno 2017

La Torre e la Brexit

Un’ecatombe. Quanto si sta delineando a Londra ha le dimensioni di un’ecatombe. Sono già trenta i morti accertati, ma è solo una questione burocratica, ché non è difficile immaginare la sorte dei circa settanta dispersi.

 

Il numero dei morti sarà insostenibile, aveva detto il sindaco di New York Rudolph Giuliani all’indomani dell’11 settembre, quando era iniziata la conta delle vittime dell’attentato alle Torri gemelle.

 

Forse anche a Londra i riscontri vanno avanti tanto lentamente per tentare di attutire l’impatto di tanto orrore. Per aiutare i cittadini ad assimilare quanto avvenuto.

 

A innescare tanta tragedia sarebbe stata l’esplosione di un frigorifero. Questa la versione ufficiale, alla quale ci atteniamo.

 

Fino a qualche giorno fa quando si parlava della Torre di Londra la mente andava all’edificio simbolo della città, segno della potenza dell’impero britannico.

 

Una Torre poderosa posta a presidio della città, quale fortezza inespugnabile.

 

Da oggi tutto è cambiato. E quando si parlerà della Torre di Londra lo si farà in maniera diversa, più accorta. Ché l’immagine della Grenfell Tower, della Torre di fuoco che ha consumato vite e destini, andrà giocoforza a sovrapporsi a quell’altra.

 

Una Torre, quest’ultima, non certo simbolo di potenza, ma di impotenza; quella che sembra attanagliare la classe dirigente britannica, che barcolla sotto il peso di tanti colpi. Gli attentati seriali prima, e ora il rogo assassino.

 

Il 19 inizierà formalmente la Brexit. C’era chi, in Gran Bretagna, aveva immaginato un’uscita di scena più che gloriosa. Un distacco che avrebbe dovuto essere insieme il rilancio della “Britannia” nel mondo.

 

Libera dai vincoli e dai legacci che la stringevano alla Ue, Londra avrebbe ripreso il volo planare. Da sola, avrebbe rinverdito i fasti dell’Impero, rilanciando la Gran Bretagna a livello globale.

 

Il quadro politico uscito dalle recenti elezioni peraltro sarebbe più che favorevole a tale avventura, stante che tanti avversari della Brexit ne sono usciti sconfitti.

 

Non hanno perso solo i laburisti blariani, irriducibili sul punto, ma anche gli indipendentisti scozzesi, i più pericolosi perché minacciavano la secessione da Londra per restare nella Ue, ponendo fine al sodalizio che da secoli tiene insieme i popoli della Gran Bretagna.

 

Invece quanto è avvenuto in questi ultimi mesi rende tale distacco gravido di oscuri presagi e incertezze. Londra si scopre fragile. Eppure ha fatto sapere che la data del distacco resta invariata. Dimostrando ancora una volta quella fermezza che ha contribuito non poco a fare della Gran Bretagna un impero. God save the qeen.

 

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