14 giugno

La May, Macron e l’incendio di Londra

«Se il governo britannico cambiasse idea sulla Brexit troverebbe la porta aperta», ha detto Emmanuel Macron a Theresa May, giunta all’Eliseo per congratularsi con il nuovo padrone della Francia.

La premier britannica non ha ancora un governo, dal momento che gli Unionisti nord-irlandesi stanno portando alla lunga le trattative per dare il loro appoggio, più che necessario ai Tories per ottenere la maggioranza (seppur risicata).

Così ha pensato bene di far visita al giovane leader transalpino, che rappresenta il volto nuovo e vincente della tecnocrazia occidentale, per rilanciare un po’ la sua immagine.

La battuta del presidente francese la dice lunga sull’idea di democrazia che ha il nuovo potere: nulla importando che i britannici abbiano espresso il loro favore alla Brexit, ha pensato bene di chiedere alla May di derubricare il referendum a incidente di percorso e di far finta che nulla sia accaduto.

Non si tratta di una concezione propria di Macron, ma del potere di cui è espressione. Il ragazzo della scuderia Rothschild è infatti semplicemente un prodotto della vittoria della tecnocrazia sulla democrazia residuale che ancora attecchisce come edera sulle rovine del Vecchio Continente.

La tecnocrazia ha vinto in maniera provvisoriamente definitiva, almeno in Francia, relegando i partiti politici a residuo del passato. Una vittoria propagandata come nuovo che avanza, ma che in realtà non ha fatto altro che riproporre un vecchio arnese proprio degli antagonisti storici della democrazia: il partito unico.

Dall’alto di questa vittoria, Macron, che nel caso specifico si è fatto portavoce degli ambiti che lo hanno creato, ha chiesto alla May di far tornare nell’ovile della globalizzazione la Gran Bretagna, azzerando quel referendum che ha messo in discussione l’ordine globale costituito. Il loro ordine globale.

La May ha risposto qualcosa come andremo avanti senza strappi, ma non sembra in gran forma. Al di là del suo destino personale, gli sviluppi politici britannici sono più che importanti per il destino del mondo.

Sopratutto sarà da capire se e come la Gran Bretagna reggerà alle pressioni cui è sottoposta, che stanno destabilizzando un quadro politico-economico-finanziario da secoli tra i più stabili del mondo.

Un quadro destabilizzato che oggi è stato investito da altre onde telluriche. Oggi che Londra conosce un altro giorno terribile, che segue quelli insanguinati dagli attentati seriali messi a segno sull’isola dal Terrore globale: stanotte ha preso fuoco la Grenfell Tower, un grattacielo di 27 piani, prendendo 6 vite (bilancio provvisorio) e causando altro indicibile orrore.

Video postati sul web, che immortalavano un edificio che ardeva come una fiaccola, rimandavano ad altre immagini del recente passato; altre torri incendiate, quelle dell’11 settembre 2001 a New York. Una suggestione, ovviamente.

Come resta una suggestione il rimando ad altri incendi del passato, quelli che hanno fatto la storia della capitale inglese, in particolare il “grande incendio” che nel settembre del 1666 devastò la città.

Ad aumentare lo sconcerto per quanto accaduto il fatto che gli inquilini del palazzo avessero provato a mettere in guardia i responsabili della sicurezza e altri sui pericoli derivanti da un possibile incendio. E sono rimasti inascoltati.

Al di là delle suggestioni e delle recriminazioni resta il dolore per le povere vittime del rogo. Nella speranza che il bilancio, già tragico, non si aggravi. E che Londra possa tornare alla tranquillità perduta.

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