Mondo

10 giugno 2017

Il Russiagate registrato?

«I vertici della commissione intelligence della Camera che indaga sul Russiagate hanno scritto al consigliere legale della Casa Bianca per chiedere se la presidenza ha registrazioni o memo delle conversazioni con l’ex capo dell’Fbi. La richiesta è stata avanzata al consigliere della Casa Bianca Don McGahn dai deputati Mike Conaway, repubblicano, e dal democratico Adam Schiff, che guidano l’inchiesta sul Russigate alla House of Representatives. I due vogliono avere entro il 23 giugno i nastri, sempre che questi esistano. I vertici della commissione hanno chiesto anche all’ex capo dell’Fbi Comey qualsiasi nota o memo in suo possesso delle conversazioni con Trump». Così sulla Stampa del 10 giugno.

 

Segnaliamo la notizia perché il cosiddetto russiagate, almeno nel suo focus che è lo scontro tra l’ex capo dellFbi e Donald Trump, ad oggi è solo uno scontro verbale. Anche le note di Comey non sono altro che sue personali rappresentazioni dei fatti, pure se molti hanno voluto dargli un valore oggettivo.

 

La variabile decisiva di questa diatriba è rappresentata appunto da una possibile registrazione dei colloqui, la cui esistenza è stata a volte ipotizzata in maniera sibillina dal presidente. Si vedrà a fine giugno se e come tale variabile entrerà in gioco.

 

Nota a margine. Sul russiagate si complicano le posizioni di due uomini dello staff trumpiano, sia quella del genero del presidente, Jared Kushner, che del ministro della Giustizia Jeff Sessions. Se quest’ultimo è una pedina sacrificabile, non sacrificabile appare invece il primo, decisivo per i rapporti con gli ambiti ebraici che hanno sostenuto Trump, tra cui il premier israeliano Benjamin Netanyahu.