Postille

7 giugno 2017

L’attentato a Teheran e il Qatar

L’attentato in Iran poteva avere conseguenze devastanti per la regione. Non è andato come preventivato dagli strateghi del Terrore e gli agenti del Male, come definiti da media filo-iraniani, non sono riusciti a fare strage nel Parlamento. Anche l’attentato al sacrario di Khomeini non è andato come volevano e i danni, tutto sommato, sono stati contenuti (anche se l’Iran piange dodici vittime).

 

Ciò ha permesso una reazione misurata di Theran. I guardiani della rivoluzione hanno accusato l’Arabia Saudita di aver sponsorizzato l’azione (d’altronde è notorio il legame tra Ryad e il Terrore), ma non si è ancora registrata una escalation dei toni.

 

L’Agenzia di stampa iraniana Fars ha riportato le notizie sul duplice attentato senza soffermarsi in accuse contro Ryad. Anche se pubblica un intervento del principe ereditario saudita Mohamed bin Salman, che è anche ministro della Difesa, alquanto inquietante: «Non aspetteremo che la battaglia divampi in Arabia Saudita. Piuttosto faremo in modo che la battaglia abbia luogo in Iran».

 

Insomma, ad oggi la reazione è stata contenuta. Un bene, perché l’azione voleva innescare uno scontro con Ryad. Oltre a fornire alla destra iraniana argomenti per incalzare l’attuale governo moderato, rivitalizzando un confronto interno vinto proprio di recente dai fautori dell’apertura al mondo.

 

Se l’Iran virasse a destra, e andasse allo scontro con i sauditi e l’Occidente, sarebbe facile preda della propaganda bellica dei neocon, che da tempo spingono per un attacco contro Teheran.

 

Momento pericoloso per il Medio oriente, data anche la crisi del Qatar: Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrein ed Egitto hanno rotto con Doha, che è completamente isolata. Eppure non pare voler cedere: ha affermato di avere alimenti per un anno, rassicurando così sul tema che sembrava risultare la maggiore arma di pressione dei suoi avversari.

 

Questi ultimi accusano il Qatar di fiancheggiare il terrorismo. Accusa più che ridicola, come spiega in altro articolo di Piccolenote uno dei più noti giornalisti americani, ma che ne sottende un’altra: Doha intrattiene indebiti rapporti con l’Iran, cosa imperdonabile per l’asse sunnita.

 

È in atto una mediazione per porre fine alla crisi, di cui si è fatto tramite l’emiro del Kuwait, per evitare che la situazione precipiti e destabilizzi ancora di più la regione del Golfo, già straziata dalla guerra in Yemen e dalla feroce repressione contro la comunità sciita da parte delle autorità del Bahrein.

 

Anche perché Doha non cederà facilmente, avendo incassato il sostegno dell’Iran e quello della Turchia, alla quale il Qatar è legato a doppio filo: peraltro il parlamento di Ankara ha accelerato le discussioni per la creazione di una base militare turca in Qatar. Particolare che fa intravedere quanto sia grave la situazione.

 

Forze oscure vogliono appiccare un incendio in Medio Oriente, come dimostra l’attentato a Teheran. Un rogo che brucerebbe l’intera regione e oltre. Val la pena registrare tale spinta, come anche il primo scacco a tale strategia.

 

Resta che gli sviluppi sono imprevedibili, stante che tali Forze sono determinate a portare a compimento il progetto di destabilizzare l’Iran. Un vecchio progetto dei neocon che Obama era riuscito a mandare all’aria grazie all’accordo sul nucleare iraniano. Da capire quanto Trump e i generali di cui si è attorniato siano preda dei neocon sul punto. È una variabile più che importante di questo rebus.