Mondo

7 giugno 2017

Di sponsor del Terrore

«Che il Qatar abbia appoggiato il terrorismo non è un’affermazione falsa. Ma se lo dice l’Arabia Saudita, diventa piuttosto ridicola […] perché l’Arabia saudita da tempo diffonde in tutto il mondo il wahabismo (un ramo radicale del sunnismo ndr.), e cioè una versione decisamente estrema dell’islam tramite le sue madrasse e i centro che ha aperto nei vari continenti, ingrossando il fondamentalismo. L’Isis, come a Raqqa in Siria, utilizza libri di testo delle scuole saudite. Almeno ideologicamente c’è una visione religiosa radicale molto affine». Così il premio pulitzer Joby Warrik intervistato da Antonello Guerrera sulla Repubblica del 6 giugno.

 

Se non è l’appoggio al terrorismo la motivazione di questa decisione, le ragioni di questa rottura vanno ricercate altrove. Doha e Ryad da tempo sono rivali. Quest’ultima ha più volte in passato ha favorito dei colpi di Stato nell’emirato.

 

Ma la vera rottura è avvenuta quando, durante le primavere arabe, il Qatar è diventato un vero e proprio hub del terrorismo internazionale (con fondi erano destinati ufficialmente alle milizie jihadiste). E ciò sempre più in concorrenza con Ryad, altro polo del terrore.

 

Questo perché il Qatar si era legato alla Turchia di Erdogan, che aveva obiettivi diversi da quelli di Ryad. A legare i due Paesi la Fratellanza musulmana, forte ad Ankara come a Doha.

 

Così, mentre Ryad sponsorizzava il suo sunnismo wahabita, Doha tentava di far dilagare l’influenza della Fratellanza musulmana, che pur professando il sunnismo non risponde ai sovrani sauditi.

 

Significativo quanto avvenuto in Egitto, quando Morsi, legato alla Fratellanza musulmana, viene cacciato dal colpo di Stato condotto dal generale Al Sisi: da allora il generale lega l’Egitto a Ryad e lo allontana da Doha, dichiarando la Fratellanza fuorilegge.

 

Significativo in tal senso che il Cairo ha seguito i sauditi sulla strada della rottura dei rapporti diplomatici, e non solo, con il Qatar (insieme a Bahrein ed Emirati Arabi, più legati a Ryad).

 

Da allora Doha ha conservato i legami con la Fratellanza e i turchi. E pur continuando a sponsorizzare le iniziative di questa organizzazione fondamentalista, ha iniziato a smarcarsi dal Fronte sunnita guidato da Ryad, arrivando ad allacciare rapporti più che ambigui con il nemico storico di quest’ultima, ovvero l’Iran.

 

Ciò anche favorito dalla ondivaga politica estera turca, che pur conservando rapporti con l’Occidente, dopo il fallito colpo di Stato ordito contro di lui dalla Nato (questa almeno la sua convinzione), ha intensificato i rapporti con Mosca e con i suoi alleati, tra i quali, appunto l’Iran.

 

Significativa anche la vicenda yemenita, dove il governo riconosciuto dall’Occidente, quello appoggiato da Ryad e considerato illegittimo dai ribelli houti che lo combattono, accusa Doha di appoggiare i suoi avversari e di avere quindi una qualche intelligenza con il nemico iraniano, che sostiene gli houti in quanto sciiti. Non stupisce quindi se anche questo governo si è unito alla crociata volta a isolare Doha.

 

Situazione complessa. Resa ancora più complessa dalla presenza, in Qatar, della più grande base aerea americana del Medio Oriente.

 

Possibile che l’intelligence americana, che pure deve garantire la sicurezza di un presidio militare tanto importante per la sua proiezione globale, non si sia mai accorto dei finanziamenti ai terroristi?

 

Nella foto il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e l’emiro del Qatar Sheikh Tamim Bin Hamad Al-Thani,

 

 

 

 

 

 

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