2 giugno

L’ambasciata Usa in Israele resta a Tel Aviv

«Il presidente americano Donald Trump ha firmato un provvedimento che rinvia lo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme. Il provvedimento scade ogni sei mesi e l’ultima volta era stato siglato da Barack Obama. Trump quindi per ora non mantiene la promessa che aveva fatto in campagna elettorale e resta nel solco della politica americana degli ultimi cinquant’anni. Prima di lui anche George W. Bush aveva promesso di spostare la legazione ma poi non lo aveva fatto durante la sua presidenza». Così Giordano Stabile sulla Stampa del 2 giugno.

E così Donald Trump ha frenato quella che sembrava essere una scelta irrevocabile e che, di fatto, avrebbe sotteso il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele.

Molti i motivi della sua scelta, tra l’altro quello che tale iniziativa risulterebbe indifendibile di fronte ai Paesi dell’Islam sunnita con i quali di recente ha fatto un accordo pluri-miliardario, e avrebbe suscitato ondate di reazione in tutto il mondo, in particolare quello islamico, che avrebbe conosciuto pericolosi sommovimenti.

Insomma, al di là delle relazioni privilegiate di Trump con il premier israeliano Netanyahu, il presidente americano (e i suoi assistenti) ha deciso di evitare altre criticità agli Usa e al mondo.

A quanto pare la delusione dei supporter di Trump in Israele è stata contenuta, segno che anche qui si riteneva tale iniziativa alquanto azzardata.

Tale scelta conferma quanto si è potuto constatare in altre occasioni: il Trump presidente si muove in maniera più realistica e pragmatica del Trump candidato.

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