Postille

29 maggio 2017

Macron e Putin

Il nuovo presidente francese Emmanuel Macron si è incontrato oggi con il suo omologo russo Vladimir Putin. Una visita più che importante, perché la presidenza del suo predecessore, François Hollande, aveva allontanato non poco Parigi da Mosca, allentando legami storici.

 

Questo anche perché Hollande, fin dalla campagna elettorale che lo aveva portato all’Eliseo, aveva dichiarato, in maniera implicita ovviamente,  che avrebbe perseguito il regime-change in Siria.

 

Disegno che derivava da un malsano intento di rivitalizzare la spinta neo-colonialista transalpina nella regione, che prevedeva una revisione degli accordi di Sykes-Picot che avevano a suo tempo disegnato l’attuale Medio Oriente.

 

Una vera e propria ossessione, quella di Hollande, alla quale è rimasto attaccato fino alla fine, risultando spesso fattore importante del fallimento dei vari negoziati sulla crisi siriana.

 

Motivo di tali ripetuti fallimenti è stato infatti il fatto che alcuni dei protagonisti del dialogo, tra cui la Francia, hanno preteso l’allontanamento di Assad dal potere prima di iniziare un qualsiasi negoziato.

 

Da qui la contrarietà di Putin, che invece ha avuto e ha nel sostegno al presidente Assad uno dei fondamenti della sua politica estera, e che vedeva in questa richiesta la pretesa di ottenere il regime change per via politica.

 

Sul  punto Macron si è mostrato più aperto del suo predecessore, anche perché la situazione in Siria è cambiata e il regime-change non è più all’orizzonte stante la presenza russa.

 

Ma alla determinazione di Macron non deve essere estraneo il fatto che deve affrontare a breve una elezione politica, la quale disegnerà il futuro governo che pure in una repubblica presidenziale ha un suo valore.

 

E tante sono le forze politiche, potenziali alleate dell’Eliseo (che sogna un ressemblement attorno al presidente), che chiedono un cambio di rotta in politica estera.

 

Intervistato a Taormina sull’incontro con Putin, che è avvenuto significativamente il giorno dopo il G7 che vedeva l’esclusione di Mosca dai grandi del mondo, Macron ha accennato alle sue riserve circa la politica estera moscovita riguardo l’Ucraina, ma ha affermato: «Difficile parlare in modo risolutivo di Siria senza l’Iran, l’Arabia Saudita, la Russia».

 

E ancora più significativamente, ha aggiunto: «Non riusciremo a pacificare la Siria, a fermare il flusso di profughi, ad avviare la ricostruzione del Paese senza un accordo con i russi».

 

Macron è un prodotto dell’alta finanza transalpina, come dimostra il suo passato presso i Rothschild. Ciò rende ancor più significativa la sua apertura a Mosca e all’Iran.

 

D’altronde se Trump riesce nel suo intento di ritirare gli Stati Uniti dal teatro bellico globale in favore di un più prospero isolazionismo, secondo la formula America First, Parigi non vuol restare con il cerino in mano in Siria.