23 maggio

Manchester

Sembra siano ventidue i morti della bomba di Manchester. Vittime del Terrore e della cecità dell’Occidente. Tanti i foreign fighters britannici partiti alla volta della Siria per buttare giù il governo di Assad, e la maggior parte di questi proveniva proprio da questa città.

Il che presuppone l’esistenza in loco di una rete di reclutatori, che, oltre  a fare proselitismo, teneva i contatti con gli jihadisti attivi in Siria, ai quali inviava uomini, soldi e quanto altro.

Tutto questo sotto gli occhi benevoli delle autorità e dei servizi segreti britannici, che consideravano, e continuano a considerare, Assad un macellaio e i suoi oppositori dei paladini della libertà.

Chiudendo gli occhi, tra l’altro, sui collegamenti più o meno diretti tra le milizie jihadiste e l’Isis: se è vero, infatti, che a volte si ammazzano tra loro, è pur vero che tra queste e quelle ci sono scambi di informazioni, di miliziani, di armi, di munizioni; d’altronde hanno un nemico comune: Assad.

Un nemico, come detto, condiviso anche con le autorità e l’intelligence britannica (e altri in Occidente).

Va da sé che l’avversione ad Assad si somma all’avversione verso Mosca, che di Assad è alleata. In Gran Bretagna, come in Europa come negli Stati Uniti: basta vedere il furore scatenato dall’ipotesi di un appeasement tra Washington e Mosca immaginata da Donald Trump.

Putin da tempo chiede all’Occidente di accedere all’idea di un’alleanza contro il Terrore. Una richiesta che, come altre, è lasciata cadere, quando non è rigettata con sdegno.

Poi arrivano le bombe. Muoiono innocenti. E, a parte i vani proclami anti-terrorismo, nulla cambia.

L’Occidente continua a perseguire la sua linea di condotta in Medio Oriente, appoggiando i cosiddetti ribelli siriani contro Assad, sostenendo l’Arabia saudita contro l’Iran (accusato di sostenere il terrorismo mentre in realtà lo combatte) e via dicendo.

A proposito, l’attentatore di Manchester, Salman Abedi, era appunto noto alla polizia.

E, come sempre, sappiamo che l’attentato è stato rivendicato dall’Isis perché lo riferisce l’Agenzia di intelligence Site, che, come al solito, ha trovato tale rivendicazione nel web prima dell’intelligence britannica e di quella americana.

Nulla da aggiungere per oggi, tranne che il messaggio veicolato dall’attentato è ancora più odioso rispetto ad altri, dal momento che l’obiettivo prescelto erano bambini e adolescenti. Questi, infatti, i fans della pop star Ariana Grande al cui concerto è deflagrata la bomba. La strage degli innocenti non è passata di moda.

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