18 maggio

Il confronto tra opposte globalizzazioni

Da tempo i media hanno individuato nello scontro tra le forze cosiddette sovraniste e quelle della globalizzazione il confronto sul quale si gioca il destino geopolitico del mondo. Non è così.

Il Forum di Pechino, dove è stata lanciata la nuova Via della Seta, non è stato solo e tanto il momento fondante di un nuovo progetto economico-finanziario, quanto il lancio ufficiale di una nuova prospettiva mondiale da tempo preparata: la globalizzazione di rito cinese, opposta a quella di rito occidentale.

Due idee opposte di globalizzazione: quella cinese vede il primato della politica sulla finanza, l’altra l’inverso. Ma la vera differenza è sui fondamenti delle due prospettive.

Quella del Dragone è materialista e agnostica, stante il comunismo – di rito asiatico – che abita Pechino; la seconda è essenzialmente religiosa, stante il trionfo dello gnosticismo hegeliano nel mondo occidentale.

La prospettiva cinese ha una portata stabilizzante, dal momento che vede la stabilità come necessaria alla politica e al commercio.

La seconda ha nella destabilizzazione il momento fondante; la dialettica che sta alla sua base crea instabilità; un’instabilità permanente che produce sempre nuove opportunità alle élite che la guidano (sul punto vedi anche Piccolenote).

Il vero confronto che scuote il mondo nel profondo sta proprio nello scontro tra queste due prospettive globali. Un duello che poi è la riproposizione in altre forme e altri termini del confronto tra Marx ed Hegel che ha attraversato il novecento.

Per uno strano ribaltamento delle parti, le sinistre d’Occidente, abbandonato il materialismo storico, sono per lo più consegnate alla prospettiva religiosa rappresentata dalla globalizzazione di rito occidentale.

All’inverso le forze sovraniste sembrano conoscere convergenze parallele con la prospettiva agnostica di cui si fa portatrice la Cina (e la Russia).

Il problema è che la prospettiva globalizzante di rito occidentale, essendo una religione, non prevede cittadini, ma adepti; adepti ai quali è richiesta solo la devozione.

Per essa le istituzioni civili non hanno alcun valore, stante che una religione non è normata da queste, e che i suoi riti si celebrano altrove. Essa si fonda su un credo, o credito, e di cui sono depositarie le istituzioni finanziarie, i cui riti appartengono solo agli iniziati.

Se il Dragone non è certo un modello di democrazia compiuta, resta che la globalizzazione di rito cinese, essendo agnostica, non prevede nulla di tutto questo.

Il materialismo storico su cui si fonda produce una tecnocrazia laica, che si rapporta in modo laico e pragmatico con il mondo. Da qui il consenso, tacito o palese, che suscita presso le forze cosiddette sovraniste.

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