Mondo

15 maggio 2017

Macron e la Protezione dei cittadini

«“Protezione” è una delle parole-chiave del discorso che Macron ha pronunciato domenica sera davanti alla piramide del Louvre». Inizia così un editoriale di Giovanni Orsina pubblicato sulla Stampa dell’11 maggio, nel quale spiega come tale richiesta di protezione sarebbe la principale aspirazione dei cittadini delle democrazie occidentali.

 

Una domanda cui le democrazie non sembrano poter rispondere, se non in alcuni casi isolati, come accade per la May in Gran Bretagna e per la Merkel in Germania, le quali «sembrano poter esercitare un certo controllo sulla scena globale».

 

Avendo strappato alle opposizioni la bandiera della protezione, la May e la Merkel avrebbero  minato alle basi i rispettivi partiti sovranisti. Infatti, il «partito sovranista tedesco, Alternative für Deutschland, nei sondaggi è sotto il dieci per cento. E il partito sovranista britannico, lo Uk Independence Party, è in via d’estinzione».

 

La Francia oggi appare lontana da questa situazione. Così la «scommessa» di Macron sarebbe «quella di riuscire a spostarsi sempre più verso il polo del controllo, e di poter così mantenere la promessa di protezione che ha fatto ai propri concittadini […] La strategia politicamente trasversale che sta seguendo, finalizzata a smontare le forze tradizionali e rimontarle a proprio favore, ha proprio questo scopo».

 

Insomma, secondo Orsina, per estinguere la spinta delle forze sovraniste (come vengono definite dai media mainstream le forze politiche non organiche al dogma della globalizzazione), occorre assicurare alle masse protezione e controllo, togliendo tale rivendicazione alle forze oppositive.

 

Analisi opinabile quella di Orsina, per tanti motivi: l’Ukp si sta estinguendo anche perché la sua bandiera, l’isolazionismo (e non solo la “protezione”), è stata fatta propria dalla May e dai Tory. E se la Merkel incontra tanto consenso è anzitutto perché ha assicurato il benessere ai propri cittadini, nonostante la “sua” Germania abbia subito attentati.

 

Quel benessere che non alligna in altri Paesi Ue proprio in forza delle politiche economico-finanziare imposte da Berlino all’Unione. Politiche che sono poi il cuore delle contestazioni delle cosiddette forze sovraniste presenti in altri Paesi, dove i cittadini chiedono sì protezione, ma anzitutto da quelle politiche.

 

Insomma, non si possono ridurre le aspirazioni dei cittadini delle democrazie occidentali a una mera richiesta di protezione dal flusso indiscriminato di migranti e dal Terrore.

 

Ma al di là delle analisi più o meno condivisibili di Orsina, desta certa perplessità il fatto che al centro del dibattito politico vi sia la “protezione” dei cittadini e il “controllo” del Paese (e non solo) da parte di un governo.

 

Tanto per fare un esempio, tali concetti furono alla base della politica americana sotto la presidenza di George W. Bush.

 

E fu il Patriot act che, in nome della protezione dei cittadini, ha dato legittimità alle intercettazioni di massa e ha leso in altri modi i diritti dei cittadini, americani e non (vedi Guantanamo).

 

Né lascia indifferenti quell’accenno al fatto che Macron sia intento a «smontare le forze tradizionali» per avere un maggiore controllo del Paese.

 

La democrazia si fonda su dinamiche opposte: le forze vincenti sono chiamate a ricercare il consenso di altre forze per poter governare, essendo tutte le forze politiche espressione della volontà dei cittadini. Non a smontarle e ricomporle a proprio piacimento.

 

Ciò che sta descrivendo Orsina è un processo nel quale la Grande Finanza, che ha scelto Macron e lo ha portato al successo, non riconosce alcuna legittimità né alle forze tradizionali, residuo di un passato ormai inutile, né alle forze di opposizione, identificate come semplici populismi da rigettare in toto (meglio, da de-potenziare, come indica lo scritto di Orsina).

 

Ormai vincente, la Finanza avocherebbe a sé tutto il potere, demolendo gli ultimi bastioni delle forze tradizionali. E offrendo ai propri cittadini (ormai sudditi), non già un nuovo patto sociale, che nasce da un compromesso, ma solo protezione. Una protezione che, tra l’altro, necessiterebbe di un non meglio specificato potere di “controllo” da parte del nuovo potere. Uno scenario un po’ inquietante.

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