Mondo

15 maggio 2017

Il nuovo ordine mondiale e la via della Seta

«Nella nostra memoria è un mito: la Via della Seta che ci riporta a Marco Polo. Ora, l’antica rotta delle carovane che dalla Cina arrivavano in Europa attraversando l’Asia e il Vicino Oriente è al centro del piano di diplomazia economica più ambizioso di Pechino. Si chiama “Una cintura una strada” [One road one Belt ndr.] ed è l’iniziativa di Xi Jinping per costruire una rete globale di infrastrutture lungo le quali far scorrere i commerci (cinesi anzitutto)».

 

«I progetti prevedono investimenti internazionali per 900 miliardi di dollari nei prossimi 5-10 anni; 502 miliardi in 62 Paesi entro il 2021, secondo i calcoli degli analisti di Credit Suisse. Questa montagna di denaro servirebbe a costruire porti, autostrade, linee ferroviarie ad alta velocità, reti elettriche soprattutto in Paesi in via di sviluppo». Così Guido Santevecchi sul Corriere della Sera dell’11 maggio.

 

La nuova Via della Seta, che costituirebbe il principale canale di commercio tra la Cina il resto dell’Asia e l’Europa, non è solo un’iniziativa economico-finanziaria, ma ha una valenza geopolitica di rilevanza primaria, dal momento che mina nel profondo, se non ribalta, l’idea che vuole il XXI secolo  come un “secolo americano”.

 

L’ossessione perché questo secolo sia egemonizzato dagli Stati Uniti è alla base delle prospettive geopolitiche neocon. Un progetto che confligge con quello che vede la Cina come potenza egemone del mondo (ad oggi solo sotto il profilo economico-finanziario, ma chissà…).

 

La prima pietra del progetto cinese fu posizionata nel 2013 ad Astana, come ricorda Angelo Aquaro sulla Repubblica dell’11 maggio, dal neoeletto presidente cinese Xi Jinping. E forse non è un caso che la capitale del Kazakistan oggi sia al centro dei colloqui per risolvere la crisi siriana, epicentro della guerra mondiale fatta a pezzi che sta sconvolgendo il mondo.

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