9 maggio

Francia: vince la globalizzazione

L’elezione di Emmanuel Macron a presidente della Francia è stata una dimostrazione di potenza da parte delle Forze della globalizzazione.

Il signor nessuno prescelto da tali forze, in soli due mesi, senza avere alle spalle un partito o un movimento o una qualche propria consistenza (vedi Trump), si è assiso all’Eliseo, battendo rivali che avevano alle spalle partiti e movimenti più o meno consolidati.

Questa dimostrazione di potenza è il primo dato da registrare per comprendere quanto avvenuto in questi giorni in Francia. Le élite cultural-finanziarie della globalizzazione hanno trionfato, spazzando via, come inutile residuo del passato, le forze politiche tradizionali.

Quella di Macron non è stata quindi una vittoria politica, ma una vittoria sulla Politica. Ad aver perso, infatti, non è stata solo Marine Le Pen e il suo partito, ma la politica tutta, di destra e di sinistra.

Il mainstream narra anche, e giustamente, della perdita delle forze sovraniste, rappresentate nel caso francese dal Front National. In effetti è così: la religione della globalizzazione vuole sia sacrificata sui suoi altari la sovranità delle nazioni. E ciò pezzo dopo pezzo, per rendere il processo meno traumatizzante e quindi meno contrastato.

Da qui anche la necessità di tenere in vita le istituzioni democratiche, benché ormai svuotate del loro significato e del loro potere; vuoto simulacro di un passato sempre più residuale. Un po’ come vedere brillare nel cielo notturno la luce di una stella ormai morta.

La sovranità di cui stiamo parlando è quella che la rivoluzione francese ha sottratto ai sovrani e ai nobili per consegnarla ai cittadini, che l’amministrano attraverso propri rappresentanti e il Parlamento (con le virtuosità e le storture del caso).

È questa sovranità che viene dissolta poco a poco nell’Impero globale (o della globalizzazione). Un Impero dove la sovranità non appartiene più a cittadini. Essa è fluida, indistinta, è di tutti e di nessuno (a proposito di populismi…).

Ciò almeno in apparenza, ché in realtà a controllare le magmatiche forze che abitano e agitano la globalizzazione è una ristretta élite iniziatica. D’altronde, come ogni Impero, anche quello globale non abbisogna di cittadini, ma di schiavi. Schiavi a cui è negato il codice segreto della globalizzazione, che è solo per iniziati.

Appare del tutto simbolico che la consunzione della sovranità popolare, ovvero dell’elemento essenziale della democrazia, avvenga laddove la democrazia (nella sua forma moderna) si è manifestata attraverso la rivoluzione. Bizzarria del destino ha voluto che a difendere le prerogative della democrazia sia stata una forza di Destra, in parte erede di quelle forze contro le quali si era affermata la rivoluzione stessa.

Ma al di là delle giravolte della storia, resta da registrare come l’affermazione francese consenta alle forze delle globalizzazione di ripartire per tentare di “ribaltare” laddove negli ultimi mesi avevano perso.

Non solo nell’inutile Italia – in cui, non certo per caso, nel giorno del trionfo di Macron è tornato alla ribalta anche il servo inutile Renzi -, ma soprattutto, e in particolare, negli Stati Uniti, il cui apparato militare è necessario all’affermazione della globalizzazione su scala planetaria.

La vittoria di Macron rende quindi più difficile a Trump uscire fuori dal tunnel delle guerre neocon iniziate sotto George W. Bush e proseguite, seppur in maniera ambigua e frenata, sotto l’amministrazione Obama. In tal senso va ricordato che non Obama, ma Sarkozy iniziò la guerra libica, conflitto necessario alle strategie neocon.

Macron, come Sarkozy, è devoto alle liturgie globaliste dei neocon. Vedremo ciò che tale affiliazione comporterà per quanto riguarda la politica estera francese, con particolare riguardo alla crisi siriana, da tempo punto nodale della diplomazia transalpina.

Va da sé che la vittoria della globalizzazione è anche una vittoria del Terrore, che abita nelle pieghe della destabilizzazione permanente che la globalizzazione necessita e genera. Un approccio più aggressivo dell’Occidente alla crisi siriana lo avvantaggerebbe ulteriormente.

Tale eventualità oggi può apparire aleatoria. Ma se il Terrore colpisse la Francia potrebbe diventare più concreta, dal momento che Macron si è proposto in maniera più assertiva del suo predecessore Hollande. Il Terrore lo sa perfettamente. Da oggi ha una carta in più da giocare.

Per finire, si narra che con Macron abbia vinto l’Europa, la cui integrità era messa a repentaglio dalla sua rivale. In realtà, come detto, la sua è l’affermazione dell’Impero globale. A tale Impero l’Unione europea è certo utile, ma solo a fini strumentali. Del suo destino, come del destino dei suoi popoli, importa nulla. Per essere una vittoria dell’Europa, è alquanto bizzarra…

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