Chiesa

26 aprile 2017

Siria: appello per i patriarchi scomparsi

«Il potere di questo mondo non ci farà uscire dalla nostra terra, perché siamo figli della croce e della risurrezione. Siamo stati dispersi durante tutta la storia, e siamo ancora dispersi anche oggi, ma ciascuno di noi è chiamato a ricordare che la terra di Cristo non sarà svuotata dei suoi prediletti e di quelli che sono stati chiamati a seguirlo già duemila anni fa».

 

«E se il sequestro dei due arcivescovi e dei sacerdoti mira a sfidare la nostra presenza di cristiani orientali, e a sradicarla da questa terra, la nostra risposta è chiara: sono passati quattro anni dal loro rapimento, sono sei anni che dura questa crisi, e noi stiamo qui, accanto alle tombe dei nostri padri e alla loro terra consacrata».

 

Così in un lungo messaggio Yohanna X e Mar Ignatios Aphrem II, patriarchi di Antiochia rispettivamente di rito greco ortodosso e siro ortodosso, hanno voluto ricordare nei giorni scorsi i due Metropoliti di Aleppo Mar Gregorios Yohanna e Ibrahim Boulos Yazigi, scomparsi il 22 aprile del 2013.

 

Il sequestro, occorso nell’area del confine siro-turco e costato la vita all’autista dei due vescovi, non è mai stato rivendicato. E tuttavia, in realtà, vi sono stati movimenti altalenanti in questi quattro anni di rapimento, spesso a causa di informazioni e indicazioni poi rivelatesi infondate. Come avvenuto a pochi mesi dal sequestro, quando il capo della sicurezza generale libanese Abbas Ibrahim comunicò che si era vicini alla liberazione dei due Metropoliti, avendo egli ottenuto segnalazioni certe circa il luogo di detenzione e millantando finanche un contatto indiretto con i rapitori. Episodio paradigmatico del diabolico caos informativo riguardo le vittime dei sequestri e i loro familiari nella martoriata regione siriana.

 

Rileva, inoltre, segnalare gli accenni presenti nel messaggio, diramato in significativa vicinanza della Pasqua, in merito alla politica occidentale portata indefessamente avanti entro lo scenario mediorientale. Scrivono i patriarchi di Antiochia: «Non lasciamo i nostri problemi nelle mani del cosiddetto mondo civilizzato, che ci ha assillato con le sue chiacchiere sulle democrazie e le riforme, mentre la nostra gente è priva del pane e di tutti i mezzi di sopravvivenza. C’è una guerra, imposta a tutti noi come siriani, con conseguenze che pesano su di noi anche come libanesi. C’è un prezzo che paghiamo noi in tutto il Medio Oriente a causa delle guerre e di tutte le operazioni e i giochi fatti sulla nostra terra… Oggi diciamo ‘basta!’ davanti a coloro che finanziano i terroristi, e poi fingono di non conoscerli, vengono qui a combatterli o meglio, con il pretesto dichiarato di combatterli».

 

Una presa di posizione drammaticamente chiara, che aiuta a comprendere anche la ragioni dell’oblio generale – da parte della stampa corrente – in cui versa la vicenda del rapimento dei due presuli.

 

Alquanto significativo, in realtà, ed emblematico della narrazione della realtà siriana nei Paesi occidentali. Di tale oblio altri ostaggi non sono stati oggetto, come accennavamo qui a proposito di padre Dall’Oglio (vedi ad esempio qui), per il quale gli appelli sono stati molteplici. Sicuramente nel suo caso ha fatto gioco presso i media occidentali la sua forte presa di posizione anti-Assad, assente nei casi di altri sacerdoti e presuli scomparsi dal teatro di guerra siriano e dai radar dell’informazione.