18 aprile

Il sultano

«L’inebriamento da successo è pericoloso. Sofocle lo chiamò “hybris”. Questo il rischio per Tayyip Recep Erdogan. In nove mesi è passato dalla sopravvivenza, grazie allo schermo di uno smartphone in una tragica notte di mezz’estate [golpe fallito ndr.], alla piazza sbandierante “evet” (sì) in una serata di primavera».

 

«Ha di che ringraziare il carisma, ma anche la buona fortuna. Gettare ponti verso quel 49% del Paese che gli ha votato contro, verso un’Europa e un’Occidente di cui la Turchia ha bisogno, o sfidare tutti sentendosi più forte? La scelta è sua. Intanto Ue e Nato farebbero bene a tenergli porte e canali aperti». Riportiamo questa conclusione di Stefano Stefanini (Stampa 18 aprile) perché indicativa delle reazioni che ha suscitato in Occidente la vittoria del Sultano nel referendum che gli consegna il potere assoluto sulla Turchia.

 

Stefanini accenna appunto alla necessaria «realpolitik» con la quale l’Europa e l’America sono chiamati a recepire l’esito di questa consultazione elettorale. E ciò perché la Turchia è «indispensabile» all’Occidente per tre motivi, dettaglia Stefanini: chiude il rubinetto dei migranti, arrestando quei flussi che, dopo le incaute dichiarazioni aperturiste della Merkel, stavano per sommergere l’Europa dell’Est e la Germania; è un membro Nato necessario per contenere la Russia; è vitale per la guerra in Siria e più in generale per la proiezione della Nato in Medio oriente.

 

Tali motivi impediscono all’Occidente di impartire alla Turchia lezioni su democrazia e diritto, quelle per intenderci per le quali si son fatte guerre in terra d’Arabia e altrove. Non che manchino dichiarazioni e prese di posizioni in tale direzione, ma rappresentano solo una altrettanto indispensabile facciata.

 

Erdogan ha saputo giocare al meglio le sue carte, muovendosi con un’ambiguità da manuale, che gli ha fruttato un rapporto non conflittuale con Mosca quando la Nato lo voleva scaricare in favore dei golpisti.

 

Con il referendum di ieri ha raggiunto il suo primo obiettivo, ovvero acquisire il potere assoluto in patria. Ora avrà più agio per conseguire il secondo, quello di rinverdire il sogno ottomano.

 

L’inveramento di tale sogno, lo dice la storia, non può che realizzarsi a scapito dell’Europa. Quell’Europa che già oggi si sta genuflettendo al Sultano, consegnandogli un’ancora più ampia libertà di manovra. Proprio la realpolitik dovrebbe consigliare all’Europa un approccio più ponderato.

11 agosto

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