Postille

12 aprile 2017

Il triste viaggio di Tillerson in Russia

Mosca accoglie il Segretario del Dipartimento di Stato americano Rex Tillerson: il primo contatto ufficiale tra la nuova amministrazione americana e la Russia. Che avviene nella cornice del confronto tra le due potenze innescato dal raid americano in Siria.

 

Visita subito depotenziata dall’annuncio che Putin non avrebbe incontrato l’emissario americano.

Comunicazione di per sé di ordinaria amministrazione perché in linea con la prassi diplomatica: un presidente non incontra un ministro degli Esteri, ma un altro presidente.

 

E però il fatto che tale prassi avesse conosciuto eccezioni durante la passata amministrazione (con vertici tra il presidente russo e John Kerry) e l’enfasi data alla comunicazione indica che Putin voleva rimarcarne il significato, per sottolineare la lacerazione avvenuta con il raid missilistico nel teatro di guerra siriano.

 

Putin ha poi fatto retromarcia, attutendo lo strappo diplomatico, ma l’episodio è indicativo del clima.

 

Non solo, la visita è stata preceduta dall’annuncio che a fine settimana giungeranno a Mosca i ministri degli esteri iraniano e siriano. Il primo vertice tra le tre nazioni dopo l’attacco americano alla base aerea siriana.

 

Altro annuncio più che significativo, perché indica che la Russia non intende scaricare Assad, come richiesto dall’Occidente e dai suoi alleati mediorientali. Anzi si coordina con i propri alleati regionali per far fronte comune contro altre eventuali iniziative belliche americane.

 

Mosse che Putin ha accompagnato con dichiarazioni inequivocabili: non solo ha ribadito la condanna dell’attacco statunitense, ma ha anche messo in guardia il mondo: secondo informazioni dell’intelligence russa gli avversari di Assad starebbero preparando nuovi incidenti con agenti chimici per provocare altri e più massicci interventi americani.

 

Non solo: proprio ieri una parte della flotta americana del Pacifico ha attraccato a Busan, in Corea del Sud. A indicare che un eventuale intervento statunitense contro la Corea del Nord, opzione minacciata ieri da Trump con un tweet di fuoco, non avrebbe nella Russia uno spettatore disinteressato, in particolare qualora tale opzione comportasse un confronto sino-americano.

 

L’incontro tra il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e quello americano Rex Tillerson ha quindi dei paletti ben precisi nel quale dispiegarsi. Mosca è disposta a trattare, altrimenti avrebbe annullato la visita dopo il raid in Siria.

 

Ma non intende riconoscere a Washington il ruolo di negoziatore privilegiato, quel ruolo che l’America ha voluto avocare a sé con l’attacco missilistico e l’invio di navi militari verso la Corea del Nord.

 

Date le premesse, la visita di Tillerson a Mosca rischia di diventare irrilevante. Come peraltro hanno scritto alcuni analisti vicini agli ambiti neocon, volendo indicare che sono loro ormai a detenere le leve del potere e né Trump né Tillerson hanno margini di manovra autonoma.

 

Chiusa prematuramente la parentesi rivoluzionaria di Trump che contemplava anche una convergenza con Putin – e che ha avuto nella scelta di Tillerson, amico personale dello zar russo, un momento altamente simbolico – l’agenda americana non contempla più una trattativa Russia-Stati Uniti, ma solo un duro confronto.

 

Le chiusure e le azioni di contrasto poste in essere dalla Russia indicano che Mosca ha capito il messaggio e si sta preparando a tale confronto.

 

Ma allo stesso tempo Putin spera che tenere aperto un canale di comunicazione con Trump possa favorire quanti nella sua amministrazione non sono preda delle follie esoteriche neocon, che spingono tale confronto al parossismo.

 

Errata corrige: per diversi e vari motivi ci siamo accorti solo dopo la stesura dell’articolo della retromarcia di Putin riguardo l’incontro con Tillerson. Potremmo giustificarci dettagliando i vari motivi che hanno portato a tale errore, ma preferiamo semplicemente chiedere scusa ai lettori. La retromarcia, inserita solo di seguito nell’articolo, ci sembra avvalorare le conclusioni dell’articolo stesso.