10 aprile

Benedetto Antelami, Deposizione

Una Deposizione piena d’amore. È il capolavoro di Benedetto Antelami, firmato e datato 1178, realizzato per la cattedrale di Parma, dove ancora è custodito. Qui ne vediamo il dettaglio centrale: si vede il braccio destro di Cristo che è già stato staccato dalla croce; Maria ne tiene la mano vicino al volto.

 

A reggere il corpo del Signore c’è Giuseppe D’Arimatea, che, come vuole una cara tradizione, avvicina il suo volto al costato e lo bacia. Dall’altra parte si vede Nicodemo che è salito sulla scala per staccare l’altro chiodo. A destra e sinistra due piccole figure femminili rappresentano la sinagoga e la chiesa.

 

Il tutto è raccontato attraverso delle scritte incise nel marmo, che fanno da precise didascalie. A far da perno in questo meraviglioso bassorilievo, che segue il racconto del Vangelo di Giovanni, è la figura di Cristo, che Antelami ha scolpito con una dolcezza inimmaginabile, quasi che il marmo fosse stato miscelato con il miele.

 

Le grandi braccia spalancate sembrano aprirsi in un respiro capace di accogliere tutte le inquietudini del mondo. Il volto non si inclina come quello di un morto, si piega solo di poco e conserva un qualcosa di regale. Anche gli occhi sembrano chiusi più nell’abbandono al sonno che nella fredda tenaglia della morte.

 

Il bassorilievo obbedisce come a un ordine interiore che trova una sua armonica corrispondenza nell’ordine esteriore. Antelami lo “disegna” con delle geometrie delicate, allineando le diagonali di Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea, che bilanciano la diagonale in direzione opposta di Cristo.

 

Inoltre, tracciando l’inclinazione obliqua delle braccia di Gesù, lo scultore apre uno spazio nella composizione che rompe la rigida perpendicolarità della croce. In realtà il legno della croce non è legno “morto” ma ancora verde, e sembra partecipare a quanto sta accadendo: si vedono spuntare infatti dei germogli, quasi che anche la natura presentisse la resurrezione.

 

Tutt’intorno ogni dettaglio è curato con una grazia capace di consolare il nostro sguardo: lo sfondo, con i motivi a vitigni, è intarsiato a niello, una tecnica bizantina usata nella lavorazione dei metalli. La mano e lo scalpello di Antelami si muovono con dolcezza nel plasmare nel marmo questa Deposizione. Lo accarezza, lo scalda, lo libera da ogni asprezza; anche quando lo incide, come accade per tracciare i solchi delle bellissime vesti, lo fa in modo armonioso.

 

È un insieme di soluzioni grazie alle quali non si riesce a distogliere lo sguardo da questa Deposizione. Ma non è curiosità quella che tiene attaccato il nostro sguardo; quello che ci tiene attaccati è una sorta di tenerezza. Forse la sensazione che Gesù si stia disponendo a farsi prendere nelle nostre braccia.

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